Farsi la guerra

Buenos Aires, Buenos Aires, quanto mi fai dannare Buenos Aires!

La vita in Argentina procede come al solito. Vedo cose che mi piacciono e altre che non mi piacciono. Nella mia zona stanno spuntando birrerie “artigianali” che offrono tutte la stessa cosa: birra e hamburger con patatine fritte. Solo nel giro dei quattro isolati attorno a me ne posso contare 8. E ci sono un paio di locali abbandonati a cui hanno tappato le vetrine coi giornali per fare dei lavori. So già cosa ci apriranno…

Porteños, porteños! Ma non vi stancate di mangiare sempre hamburger e patatine fritte? Poi non vi viene da ruttare tutta la sera? Come fate quando uscite con una tipa? E se mangiate alle 22 a che ora andate a dormire? e soprattutto come fate ad andare in ufficio la mattina?

Porteños, porteños! Ma non vi fa schifo camminare schivando le piastrelle rotte, la spazzatura e le cacche di cane? Perché non buttate la roba nei cestini? Perché vi amate così poco? Eppure fate la fila per prendere l’autobus, ordinatamente, e fate passare davanti i vecchi, gli handicappati e le signore incinte o con pargoli al seguito.

Porteños, porteños! Ma perché avete preso questo gioiello di città europea oltreoceano e avete deciso di abbandonarvi a progetti in stile miamense con palazzoni squadrati di cemento e grosse vetrate, che poi tapperete con le tende blackout con la catenella, tutti uguali? Perché buttate giù deliziose casette di fine 1800 con fregi e cornici, per farci un cubo senza arte né parte, distruggendo quel poco di passato che avete e per cui i turisti amano Buenos Aires? Perché lasciate che interi quartieri siano invasi di accampamenti degli del terzo mondo, dove regna la delinquenza e il degrado e che inevitabilmente sfocia in violenza e crimini?

Porteños, porteños! Mi piace che vogliate incoraggiare tutti, che anche i tentativi più strampalati, improvvisati e sconclusionati siano sempre accolti con un sorriso e due complimenti. Ma poi come si fa a riconoscere la cosa valida da quella hobbistica? E perché tutto finisce per avere lo stesso prezzo?

Porteños, porteños! Ma come possono esserci così tanti poveri così lontani socialmente e così vicini fisicamente, che vivono alla giornata, che abitano all’addiaccio per le strade di Buenos Aires, anche e soprattutto nei quartieri più eleganti della Capital? Prima non c’erano? Erano tutti nelle province? Perché risolvete il problema erigendo delle gabbie attorno agli edifici “bene” e prendete il portiere 24/7 per “difendervi” dai poveracci che vivono negli anfratti degli edifici, bevono il vino, tirati per terra sul materasso di spugna sporco e trasandato su cui, se hanno fortuna, possono dormire? Ma alla ora di votare siete tutti peronisti e guai a toccarli, i poveri.

Porteños, porteños! Ma perché vi ostinate a difendere il peronismo, quando il vostro leader ha accolto e portato i nazisti in Argentina, quando il vostro leader era un generale ma poi dite di ripudiare i militari, quando i vostri leader hanno rubato e rubano i vostri soldi, quando lasciano i vostri figli senza scuola per due mesi all’anno perché sono sempre in sciopero, quando i vostri sindacalisti sono industriali con conti offshore e appartamenti a Miami: come riescono a trascinarvi in piazza con tamburi e striscioni, a farvi percorrere ore e ore di autobus per venire da tutte le province per manifestare nella 9 de Julio, sotto un palco che sembra da rockstar, con tanto di concerti musicali, discorsi, magliette, dirigibili, striscioni e abbracci e baci tra esponenti corrotti e condannati o indagati, i cui parenti sono pure condannati e indagati? Come fate ad andare ad applaudire tutto questo, per poi tornare nel tugurio dove vivete con la vostra moglie e cinque figli e a svegliarvi alle 5 per andare a lavorare sperando che un ubriaco o un drogato non vi accoppi? Cosa ci vedete di simile a voi in quei personaggi, come vi vedete riflessi? Come potete sperare che da loro venga il cambio, quando loro hanno tutto l’interesse a fare lavorare voi e a mantenere poveri voi.

Porteños, porteños! Ma perché a tutti gli stranieri chiedete “come fai a stare qui? io se potessi me ne andrei!”, ma poi quando voi potreste fare il vostro piccolo, ve ne guardate bene perché “Argentina es así“. Perché vorreste tutti vivere come nel primo mondo, ma quando si cerca di fare qualcosa “da primo mondo” in Argentina gridate al capitalismo, scendete in piazza, denunciate, boicottate e vi opponete strenuamente?

Porteños, porteños! Perché vi ossessionate con questa storia del passaporto italiano, se tanto dell’Italia non sapete niente, non vi interessa e quando arriva una scheda elettorale parte un tam-tam telefonico per sapere che cos’è e cosa c’è scritto: “ma l’hai ricevuta anche tu?”. A che vi serve il passaporto se al massimo vi farete una vacanza in Europa, se tutto va bene? Ma perché quando avete davanti un italiano dite di essere italiani, ma di non potere parlare italiano, assicurate di capirlo alla perfezione ma già alla prima frase non capite niente, neanche di fronte a una semplice domanda tipo “Come mai non hai imparato l’italiano?”.

Porteños, porteños! Ma io non capisco questi festival italiani con le donne vestite con l’abito nero che ballano la mazurca e cantano in dialetto bandendo tamburelli, se poi non sapete neanche l’italiano. Perché volete diffondere l’idea che l’Italia è così? Che poi quando vi trovate davanti a un italiano vero vi mettete pure a questionare “non mi sembri italiano”. Perché, tu lo saresti?!

Porteños, porteños! Ma perché il tanto anelato passaporto italiano per voi è solo questo: un documento di viaggio, né più né meno. Perché non comunicate allo stato italiano le stesse cose che vi sembra normale comunicare allo stato argentino, come nascite, matrimoni e morti? Forse non vi sentite cittadini italiani, se non alla ora di viaggiare all’estero: allora sì, vi incazzate e pretendete che i vostri diritti siano rispettati. Anche il consolato pretende che voi agiate da cittadini italiani, dopo tutto il casino che avete montato su per arrivare ad avere la cittadinanza italiana.

Porteños, porteños! Ma perché tutte queste cose vi passano non appena vi trasferite all’estero? Magicamente non “se les complica” più niente, diventate puntuali, raccogliete le cacche del vostro cane, non andate in piazza con i tamburi e vi aspettate politici con la fedina penale pulita. E vi definite, finalmente, argentini.

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