La crisi

Il mercato del lavoro è in crisi. Io sono in crisi.

Mi sento vecchia. Non biologicamente, ma sociologicamente: a cosa servo, oramai, nella società? La formazione che ho ricevuto è stata quella della scuola di sempre, dalla riforma Gentile in poi. Quella che avevano fatto anche i miei genitori, contenuti formativi e aspettative di carriera incluse.

Nel mio piccolo gruppo sociale di gioventù, ero tra i più svegli. Tempo di arrivare all’università ed ero già indietro: troppo lenta a capire nuovi concetti, incapace di assimilarli per davvero e soprattutto al ritmo imposto all’università. Eppure nell’Italia in cui i laureati sono condannati alla gavetta a vita, la gente spalanca ancora la bocca e fa “oooh!” quando gli dici che hai fatto una di quelle facoltà da cui si esce col titolo davanti: dott., avv., ing., arch, dott. commercialista ecc.

Fuori dall’Italia richiedono front-end e backend developer, full stack developer, esperti di Python, UXP developer… tutte parole che a me non dicono niente. A trentacinque anni, sono già fuori, sembro quei vecchi che parlano coi nipoti e non capiscono neanche che mestiere facciano. Sono tutte professioni oltre le mie possibilità cognitive, spaziali, temporali.

Sono come un calciatore a fine carriera, meno la “carriera”. Il mio cervello è già nella fase di declino, le mie competenze (hard skills) sono sorpassate, le mie soft skill sono volate fuori dalla finestra perché mi sono stancata di essere assediata da tutte le parti: pensionati che si ostinano a lavorare perché “se no mi annoio”, giovani più avanti di me per vantaggio biologico e tecnologico.

Io credo ancora nella favola che possa capitare la botta di culo quando uno meno se lo aspetta (altrimenti non si spiegherebbero certi personaggi di successo, e non parlo del mondo dello spettacolo), che se non mi è successo a 25 anni né a 30 né a 35 forse potrà succedermi più avanti. Mi sforzo di trovare esempi di persone che hanno avuto un riconoscimento tardivo, ma ormai il concetto di tardivo è, appunto, trentacinque anni.

A 20 anni pensavo che avrei mangiato il mondo, invece è stato lui a mangiare me. Ma prima mi ha marinato per qualche annetto all’università, poi mi ha masticato in azienda, infine mi ha sputato quando sono diventata “freelancer mio malgrado” e ora sono da tirare nella spazzatura. Invece di capitalizzare l’esperienza, mi ritrovo di nuovo in difficoltà.

Nel mercato del lavoro moderno la chiave è liquidità, mi hanno detto. Ma cosa vuol dire? Sapere fare tutto (e niente)? Sapersi reinventare in un batter d’occhio? Oggi programmatore, domani paninaro, dopodomani social media manager?

E tutte queste nuove opportunità di lavoro della sharing economy e di internet? Non saprei neanche dove mettere le virgolette: “opportunità” di lavoro? opportunità di “lavoro”? L’opportunità sembrano avercela le piattaforme che fungono da intermediari (Uber, AirBnb, Babelcube, Glovo, per citarne alcune), mentre il lavoro lo fanno delle persone sottopagate e scartabili a discrezione dell’intermediario e senza dover fornire spiegazione alcuna.

Più gli anni passano, più concorrenza avrò: non solo perché ci saranno più laureati disperati a rinfoltire le schiere dei lavoratori scartabili costretti a lavorare gratis o quasi gratis in nome dell’esperienza e della pubblicità, ma anche perché persino gli esperti si saranno dovuti svendere per continuare a poter pagare le bollette. E quando i novizi e gli esperti costano uguale, cosa succede? Che solo i super-esperti si salvano, ma per il rotto della cuffia, e facendo terra bruciata attorno.

La cosa peggiore è trovarmi io stessa a contribuire al mio destino: cerco l’alloggio su AirBnb, ordino il delivery con Glovo, seleziono un esperto di marketing su Fiverr. Per risparmiare.

D’altronde, su AirBnb (o booking.com o altra piattaforma) è tutto più comodo e rapido: mi è capitato di chiamare direttamente le strutture che mi interessavano e ottenere prezzi più alti. Il delivery di glovo mi dà ciò che il singolo negozio non ha saputo/voluto/potuto darmi, Fiverr mi ha permesso di trovare un esperto di marketing che altrimenti non avrei saputo incontrare.

Scusate lo sfogo, quando compio gli anni, d’ora in poi sarà così! 😉

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5 pensieri su “La crisi

  1. Auguri.
    Di anni, purtroppo, ne ho un po’ di più.
    Se dovessi dirti qualcosa sul finto-saggio, generico-banale, nonché positivamente-pensante, potrei rivelarti un segreto: sei giovane, cribbio, sei giovane! Non conosco la tua situazione lavorativa, non so che fai né come; condivido quanto dici sullo stato del mercato del lavoro – e posso bearmi della fortuna di condividere l’opinione senza il peso di viverne il contenuto – un po’ ipocrita anch’io, tutto sommato; l’unica cosa che so è che sei più giovane di quanto pensi e senti. Capisco tutto quanto dici e torno ad assicurarti che, anche se sociologicamente hai diritto di sentirti vecchia (per come il mondo si è strutturato), ontologicamente sei giovane.

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  2. Lisa, mamma che post negativo!!!!!

    Posso capirti, il futuro fa paura, e sembra impossibile, vedendone lo sviluppo, pensare che ci sia ancora posto per noi in futuro! Ma vedrai che andrà bene, cribbio!

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