Sequía

Sentiamo sempre parlare di come il plurilinguismo sia positivo. Di come essere bilingui allunghi la vita, di come l’apprendimento di nuove lingue mantenga il cervello attivo con l’avanzare dell’età. Per non parlare delle possibilità che si aprono grazie alle lingue, da quelle professionali a quelle sociali e personali.

Ma è possibile che non sempre sia vero? Da un anno a questa parte sto avendo delle difficoltà linguistiche. Ho perso gran parte del mio italiano e pur cercando di mantenerlo attivo scrivendo questo blog, spesso mi mancano le parole. Mi vengono in mente in altre lingue e devo sforzarmi per trovare un equivalente in italiano, spesso ripiegando su scelte che non mi convincono appieno. Non parlo di espressioni idiomatiche, bensì di semplici aggettivi per descrivere in modo accurato, di frasi.

Da vent’anni guardo film in inglese, leggo libri in inglese, scrivo per lavoro in inglese. Tutto il mio tempo “libero” è stato dedicato all’apprendimento di questa lingua. Da quando sono in Argentina ho dovuto aggiungere lo spagnolo. È stato un inserimento forzato, nel mio caso. Arrivai qui senza sapere dire una frase di spagnolo, una, che non fosse “Hola, me llamo Isa y soy italiana“. Ho resistito a lungo perché vivo isolata dall’Argentina: in casa parlo italiano, lavoro in casa in italiano e inglese.

Lo spagnolo è riuscito a farsi strada nel mio cervello più o meno inconsciamente. A un certo punto qualcosa ha fatto “clic” e ho cominciato a impararlo senza rendermene conto, a orecchio. Prima ho imparato a riconoscere il ritmo delle frasi, la cadenza delle parole, a distinguere i suoni. Poi, leggendo, a capire la radice delle parole anche quando sono irregolari (in Argentina parlano sempre al passato remoto e molti passati remoti sono irregolari). All’inizio leggevo gli articoli di giornale con molta fatica, a malapena capivo di cosa parlassero e in che termini.

Curiosamente, questi “clic” avvenivano quando offrivo una tregua al mio cervello, vale a dire quando tornavo in Italia. Come sbarcavo in Italia mi veniva voglia di parlare in spagnolo e parlavo in spagnolo anche con mio marito per Skype, mentre in Argentina parliamo in Italiano.

Dopo tre anni in Argentina ho iniziato a sentire il desiderio di perfezionare lo spagnolo e ho cominciato a studiarne la grammatica, da sola. Ma mentre il mio vocabolario in spagnolo e inglese si ampliava, il mio italiano si è rinsecchito.

Mi costa scrivere in italiano e sento di non riuscire a esprimermi come vorrei. Leggo brani che ho scritto ai tempi del liceo e mi sorprendo per la complessità lessicale e linguistica, per non parlare della complessità di pensiero: ero davvero io? E come ho potuto perdere così tanto?

Il mio problema è che per lavoro devo tradurre e la conoscenza dell’italiano dovrebbe prevalere su quella delle altre lingue, dovrebbe essere articolata, ricca di sfumature, modulata. Ma il mio italiano del 2019 è quello di un ragazzino di prima liceo. Faccio errori di preposizioni, uso prestiti linguistici, non so distinguere un’espressione errata del parlato da una corretta in italiano neostandard.

Oggi come oggi, reputo fortunate quelle persone che possono parlare più lingue senza doversi preoccupare ossessivamente per ogni parola che scelgono di usare, analizzandone l’uso a seconda della lingua, del contesto, del registro, delle preposizioni. Tutto questo sforzo mentale mi costa e il risultato è comunque deludente. Non sono più in grado di lavorare con l’italiano ad alto livello professionale. Faccio persino fatica a comprendere la saggistica in italiano.

Anni fa un cliente con cui collaboravo da tempo mi ha detto che non potevo più revisionare testi per loro perché per politica interna non accettavano madrelingua che vivessero all’estero da oltre due anni. Ai tempi mi indignai, ma oggi riconosco quanto ci avessero visto lungo!

Ieri ho provato a parlare di questo problema con mio marito ma durante il racconto lui mi ha interrotto: “stai usando tre lingue: scegline una e usa solo quella”. Il mio cervello è una prugna secca oramai. E il mio italiano fa cagare. Non sapete il tira-e-molla mentale per riportare quello che mi aveva detto mio marito, per ricordare che parole avesse usato. Lui ha parlato sempre e solo in italiano, ma io ho ricordato il senso delle sue parole e il mio cervello oggi ha dovuto tradurre questo senso in parole.

Prima versione: …e lui mi ha interrotto: “stai usando tre lingue: pick one and stick with it”.

Seconda versione: …e lui mi ha interrotto: “stai usando tre lingue: scegline una e seguís con esa”

L’incipit di questo post era originariamente: “Sentiamo sempre parlare di come il multilinguismo sia beneficioso.” Il correttore ortografico marcava “beneficioso”. Sono stanca di andare a controllare se anche questa parola esista o meno. Il mio cervello ha pensato beneficial e l’ha italianizzato in beneficioso – del resto esiste pernicioso. Rileggendo per la quinta volta il post mi sono ricordata che multilinguism si traduce con plurilinguismo. Un altro errore in una frase di dieci parole. Così non va.

Ed è così per ogni frase, per ogni espressione, per ogni vocabolo. Ho persino acquistato un dizionario italiano delle collocazioni per cercare di rimediare un poco a questa sequía linguistica. Come si dice in italiano? Inaridimento? Nella vita personale posso permettermi pasticci, errori e falsi amici, ma in quella professionale mi sta costando il lavoro. È frustrante non riuscire più a esprimermi come vorrei. Mi sento isolata, senza una lingua.

Eppure so tre lingue a livello C2. So much for multilinguism!

18 pensieri su “Sequía

  1. Il tuo italiano non mi sembra per niente male 🙂
    Io ho dimenticato l’inglese che conoscevo discretamente e pure quel poco di spagnolo che avevo studiato per passione.
    (le parole le dimentico anche io che uso sempre e solo l’italiano, ma io sono senescente)

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  2. ahahahah Isa Isa… facciamo le false modeste??? facciamo le snob?

    Dai che lo sai che parli italiano in modo migliore e con un lessico più ampio del 98% degli italiani. Vai tranquilla

    Io mai parlato spagnolo in vita mia: i rudimenti li ho imparati semplicemente in 2 mesi a BA e parlando spesso con la mia amica Jesica con cui pero’ parliamo al 90% in inglese;

    Ma devo dire che, come è capitato a te, mi sono trovato a parlare e capire lo spagnolo ARGENTINO (volutamente in maiuscolo) senza nemmeno accorgerme, anche se credo di essere portato con le lingue senza falsa modestia ihihihhi

    Quando 3 anni fa ho conosciuto la mia amica argentina, il mio inglese era a livello base, ora la gente quando mi vede comunicare con qualcuno in inglese resta a bocca aperta.

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  3. Da noi stessi pretendiamo sempre molto, forse troppo. Il tuo italiano, intendo i tuoi scritti, mi sembrano fluenti e ricchi anche nel lessico. Beata te che conosci altre due lingue allo stesso livello, al punto di confonderti.
    Ma poi… non beata: brava!

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  4. Respiro in italiano. Lavoro in italiano, spagnolo, inglese. Ho appena passato una settimana in Francia e ho tolto il mio francese dall’armadio, con una fatica improba – cribbio, mi si sovrappone lo spagnolo. Credo che avrò presto bisogno di almeno qualche rudimento di portoghese. Capisco il tuo problema, visto che la parola è la tua professione. Pazienza e vocabolario, ché, come ti dicono altri, mostri un livello lessicale elevato.
    Che poi, nulla come la lingua ci unisce e ci separa drasticamente, anche quando la condividiamo dalla nascita – perché il peso, le sfumature, il significato che qualsiasi parola ha per l’altro ci restano inconoscibili.

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  5. Hahahaha, come mi rivedo! Per fortuna le mie tre lingue stanno reggendo insieme abbastanza bene per ora, ma a volte mi sento anch’io un nice-try-lingual. O un by-by-lingual. Non è che non mi ricordi l’italiano, ma anch’io ho una tendenza terribile a usare tutte e tre le lingue contemporaneamente.
    Quando parlo nel sonno, però, mi dicono che parlo italiano.

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    1. Rassicurante e inquietante allo stesso tempo! 😂 io ricordo anni fa un sogno in cui spettegolavo in inglese e sempre in sogno mi sono autocensurata “no, aspetta, tu non parli inglese così bene!”

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  6. Adesso capisco meglio, e non ho consigli da dispensare per il tuo problema professionale, però credo che utilizzare tre lingue sia uno sforzo notevole e visto che il cervello può contenere un numero finito di vocaboli e nozioni, è normale perdere qualcosa da una parte se si aggiunge dall’altra. Forse lavorativamente potresti sfruttare i valori aggiunti di sapere tre lingue bene più che puntare alla padronanza di una sola in modo perfetto… non saprei proprio. Mi ha colpito la tua chiusa “mi sento isolata, senza una lingua”. Un abbraccio.

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  7. Capisco perfettamente, questo problema lo vivo in prima persona, madrelingua spagnolo, tanto di inglese e italiano studiati, ma negli ultimi 16 anni vissuto solo l’italiano in prima persona. Alla fine si diventa più fluidi nella lingua del posto dove vivi. E’ normale, quando una lingua la usi meno (quotidianamente) inizi a perderla, questo mi faceva tanta paura. Ora l’ho accettato, è naturale. Credo che nessuno è in grado di parlare più lingue da madrelingua, è impossibile, pur avendo un livello C2, non c’entra. Devo dirti che leggendo il tuo articolo se capisce che hai pensato in spagnolo nello scriverlo, ma niente paura, è normale, non è una critica, semmai un complimento 😉 A no preocuparse que cuando hace falta sacaras los recursos necesarios. 🙂

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