Im-past-ibile

C’era una volta una ragazza che viveva in Argentina. La ragazza era italiana e quando venne in vacanza per la prima volta in terra sudamericana vide tanti locali che pubblicizzavano cibi a lei familiarissimi, come gli spaghetti, i ravioli, gli gnocchi, il sugo alla bolognese… Allora la ragazza, che all’epoca era disoccupata in Italia, decise che in Argentina avrebbe trovato gli stessi cibi che già consumava in Italia e si sentì rassicurata: sì, in Argentina c’erano le basi (almeno quelle alimentari) per ricominciare.

Fece armi e fagotto ed emigrò in Argentina, ma quando si stancò delle empanadas e dell’asado e decise di andare finalmente alla ricerca di quei sapori familiari italiani rimase molto delusa. A quell’epoca, il regno era dominato da una strega cattiva che aveva deciso che il suo regno non avrebbe avuto bisogno di nessuno e per questo non c’erano formaggi francesi, paste italiane e salse americane nei supermercati. I pochi prodotti importati che si trovavano erano rifornite in modo inconsistente e vendute a prezzi esorbitanti: tre, quattro o anche cinque volte oltre il prezzo originale, e spesso nei supermercati cinesi; gli unici, a quanto pare, ad avere accesso a quel ben di dio. Il tutto in virtù della preservazione del benessere del regno.

La nostra ragazza decise di sottoscrivere l’iniziativa patriottica (anche perché il suo borsello non le consentiva di spendere cinque euro a pacchetto per la pasta italiana) e provò a supportare l’economia locale comprando la pasta Don Vicente, la salsa di pomodoro La Campagnola e il formaggio Reggianito. Ma la pasta si scioglieva, la salsa era insipida e il formaggio ingrattuggiabile; pertanto la nostra fanciulla decise che, piuttosto, vi avrebbe rinunciato.

Un vento di cambiamento sembrava spirare da oriente e la regina fu deposta. Al suo posto comparve un uomo che voleva solo essere presidente di una democrazia, o almeno così diceva. Prometteva cambiamenti, apertura e che il sole tornasse a splendere sul Río de la Plata.

E per un tempo, questo sembrò avvenire. A dicembre 2017 comparve sugli scaffali del Disco il Parmigiano Reggiano importato dall’Italia, così come la salsa di pomodoro proveniente da Salerno a €1 a lattina e una pasta anonima del Monferrato a €0,50 a pacchetto. La ragazza era felice: finalmente poteva mangiare italiano!

Ma nel paese le cose non erano davvero cambiate e la moneta locale, il peso, sembrava contraddire le promesse di deregolamentazione e apertura del Presidente. Il Parmigiano Reggiano, diventato nuovamente carissimo, non lo comprava più nessuno e smise di essere importato. La salsa di pomodoro, tenace, resisteva, forse lascito di un acquisto ingente in tempi non sospetti. La pasta continuava ad arrivare, ma solo in alcuni formati e con un prezzo prossimo all’euro a pacchetto.

Un giorno, in un momento di euforia, in una gondola di un supermercato fighetto, la ragazza vide davanti a sé pacchetti di Voiello, Divella, Barilla e Garofalo… e prese la Garofalo perché costava meno di tutti ed era in promozione.

Portò a casa due pacchetti di spaghetti, l’unico formato a poco prezzo, e li archiviò nella credenza. Li rimasero custodidi per mesi e mesi in occasione di un ospite importante o di un festeggiamento.

Passarono i mesi e non vennero né gli ospiti né i festeggiamenti, ma la ragazza, in un momento di sussulto repentino del cambio pesos/euro, decise di regalarsi una bottiglia di polpa Mutti da un litro a soli €2,50.

Pregustando il lauto banchetto, la protagonista della storia si portò a casa la salsa, aprì il pacchetto di pasta buona, portò a bollore l’acqua e la salò con perizia certosina, consultando persino il Cucchiaio d’Argento online per essere sicura di non rovinare la creazione… e se la mangiò senza formaggio perché non c’era più verso di trovare il Parmigiano Reggiano importato.

4 pensieri su “Im-past-ibile

  1. Il mio import-export.
    Nella valigia, all’andata, pasta Garofalo o Rummo (la Garofalo è senza se e senza ma la miglior pasta da grande distribuzione; la Rummo compete); parmigiano; altri formaggi a caso; talora olio extra vergine; cioccolato; amaro Averna; varie ed eventuali. Il tutto, per amici argentini o colleghi expat.
    Al ritorno: un paio di chili di bifes; dulce de leche per i pargoli di un amico; alfajores per gli expat al contrario.
    Serve uno spicchio di parmigiano?

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    1. L’olio di La Rioja è molto buono, non c’è bisogno di portarselo dall’Italia almeno di non fare i gourmet. Mi ricordo che un amico italoamericano mi aveva portato il parmigiano dagli USA. Mi sono sentita così nel terzo mondo!

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