PENSA SE NASCEVI NERO

O povero, o del sud, o del nord, o dell’est, o dell’ovest, o donna, o uomo, o disabile, o straniero, o in un paese in guerra, o di un’altra etnia, o orfano, o abbandonato, o malato, o in un corpo che non senti tuo.

Pensa come ti avrebbe trattato oggi la persona che andrai a votare domani.

8 pensieri su “PENSA SE NASCEVI NERO

    1. Prego! Pensa che non ho il coraggio di scriverlo sulla mia bacheca di FB… Ieri guardavo FB e le foto di miei conoscenti con Salvini e Meloni e ho pensato di scrivere un commento, “pensa se nascevi nero”, appunto.

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  1. Purtroppo la risposta è sottintesa, chi se ne frega, non sono nato nero, né altro.
    Questo è il livello del discorso pubblico italiano, Isa.
    E purtroppo, per quanto uno si senta alieno a questa cultura, resta sempre il dubbio: cosa ho fatto, davvero, per evitarci questo?

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      1. Scriveva il poeta:

        Non ho avuto pietà di questa gente
        che mi offende negli occhi ogni mattina.
        Fanciulle senza petto e con la schiena
        – come farà a godersele l’amante –
        e madri senza petto e con la schiena
        che se un goccio ce n’era l’hanno preso
        uomini con le facce disegnate
        e la pelle color di vesti usate.

        Tipi di questa fatta dove ho visto?
        ho visto dei barattoli di latta
        (a Porta Ticinese, in baracconi
        come i casini pieni di soldati)
        drizzati su una mensola, il pupazzo
        meccanico invitava: Tira, tira
        tre palle un soldo e in premio una bottiglia.
        Ma la mia faccia, mamma, gli assomiglia.

        I risultati agghiacciano, agghiaccia vedere gente che bacia simboli religiosi mentre predica l’odio che dici nel tuo post.
        Che fare? Resistere o scappare? Combattere o nascondersi? Sono tempi grami.

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  2. Il brutto è che apparentemente non siamo più brutti, né siamo diversi.
    Le facce sono le stesse, sono gli stessi i modi di fare.
    Sono le stesse le città, il traffico è lo stesso, sono identici gli scempi urbanistici e le meraviglie storiche e naturali.
    Resta lo stesso il menefreghismo; le stesse restano le reti solidali.
    Tutto questo, in apparenza.
    A grattare, oltre alla violenza verbale delle truppe commentanti dei social – laddove non è chiaro quale sia il confine fra professionisti e dilettanti, e di professionisti c’è la sensazione ce ne siano parecchi – si corre il rischio di scoprire persone insospettabili che presentano argomenti indecorosi.
    E ti viene da chiederti, davvero siamo diventati questa cosa?
    Quanta disperazione abbiamo accettato di trangugiare, dove ci siamo lasciati guidare, per arrivare ad accettare idee come queste?

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