La mamma di Antonello

Questa settimana sono usciti alcuni articoli riguardanti la separazione di una certa Iliana Calabrò, di occupazione attrice, dal compagno italiano, di occupazione imprenditore. Pare si rumoreggiasse della cosa da tempo, da quando i due furono avvistati in angoli diversi del globo: lui a Londra e lei qui. Invece il motivo della distanza è uno solo: la mamma di lui.

Dopo qualche giorno di gossip, il marito di questa Iliana, Antonello Gandolfo, è andato in TV a chiarire che non c’era nessuna separazione: semplicemente, la sua mamma non sta bene e lui vuole stare più vicino all’Italia. Ha spiegato che quando è morto suo padre, lui è arrivato in Italia il giorno dopo e non se lo perdona.

Antonello, sei l’incarnazione del mio incubo e credo dell’incubo di tutti gli italiani in Argentina: che succeda qualcosa “a casa” e noi siamo qui. E non è una questione di soldi – magari tu hai l’aereo privato e sei partito subito – ma di tempo. Il tempo è democratico perché è finito per tutti: ricchi e poveri, ignoranti e colti, bestie e umani. E tu sei arrivato tardi e non hai potuto salutare tuo padre.

Antonello nella sua intervista dice: “Ileana ha la madre a mezzo isolato, mentre la mia sta a 11mila chilometri di distanza e mi preoccupo per lei persino quando va dal podologo“.

E non c’è nulla di più vero perché è così anche per me e mio marito: sia mio padre che mio suocero hanno problemi di salute, ma mio padre è in Italia, mio suocero è a 10 km. Ogni volta che vado in Italia, passata la gioia del rivedere i parenti, comincia subito il conto alla rovescia del tempo che mi resta con loro. Finché sono nella prima metà della visita, tutto bene: passata la metà del viaggio si passa dalla fase “posso fare tutto” a “mi restano ancora n giorni con mio padre/madre”.

Ogni volta che saluto mio padre, penso che possa essere l’ultima. [Faccio le corna.] Prima toccava a mio marito. Non vi dico le lacrime a Ezeiza dopo ogni visita in Argentina quando ancora stava in Italia. Quante “ultime volte” ha vissuto lui! Adesso tocca a me.


Nella foto di principale: la statua di Cristoforo Colombo, originariamente collocata dietro alla Casa Rosada dalla Comunità Italiana, è stata spostata sulla Costanera sur, davanti all’aeroporto di Aeroparque, sulla riva del Rio de la Plata e rivolta verso l’Europa: torna a casa Colombo! L’iniziativa è stata voluta dall’ex Presidenta Cristina Kirchner sull’onda dell’anticolombismo che unisce l’America da nord a sud.

Anche se molti si sono arrabbiati per il gesto, che hanno considerato irrispettoso, per me invece la statua ha assunto un significato nuovo ed è diventato il “mio” simbolo di italiano emigrante. E, a proposito, domani 3 giugno, è el día del inmigrante italiano en Argentina.

4 pensieri su “La mamma di Antonello

    1. Che poi, a dirla tutta a chiunque (giovane o vecchio, lontano o vicino) potrebbe capitare una sfiga da un momento all’altro. Però considerando i vari fattori di rischio e il livello di coinvolgimento emotivo da caso a caso, può diventare pesante da sopportare. Mia madre, per esempio, non mi dice assolutamente nulla sul suo stato di salute. Se si fa operare me lo dice dopo l’operazione e dopo il recupero! Roba da pazzi, ma da un lato la ringrazio perché si sobbarca tutto da sola e mi evita l’angoscia. Se evitasse di aggiungere “tanto non saresti venuta” sarebbe pure meglio, oppure lo aggiunge per crearmi ulteriore distacco emotivo e dovrei ringraziarla. 🤔

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