Inverno pesante

Siamo in pieno inverno, fa freddo (si fa per dire, oggi la massima sarà 14 °C), a ottobre ci saranno le elezioni e il paese sta attraversando l’ennesima crisi. Non so neanche se valga la pena di parlare di crisi, forse la crisi è uno stato perenne in Argentina.

Ci sono diversi negozietti che hanno chiuso, sia sulle Avenidas che sulle Calles, le quali hanno iniziato a ospitare gente che vive e/o dorme per strada. Col freddo, dal cartone sul marciapiede si sono spostati negli androni dei palazzi o nei recessi dei negozi; qualsiasi anfratto che possa offrire un po’ di riparo va bene.

Di giorno nascondono i loro pochi averi dove capita: nella cabina del gas dell’edificio, sotto a un cespuglio, in un angolino dove nessuno guarda mai. Vi sono diversi punti della città in cui sono distribuiti pasti caldi ai senza tetto ma anche ai pensionati che non possono permettersi di mangiare due volte al giorno.

Anche dove vivevo prima c’era un uomo che viveva in strada, credo sui 40 anni. Aveva il cellulare, che usava per ascoltare musica, e qualcuno sempre gli regalava le sigarette o un panino o un caffè al chiosco. Di giorno si tirava su e camminava per il quartiere, anche sui binari dei treni, e se non lo avessi visto così spesso non lo avrei mai detto che viveva in strada.

Lo stesso mi capita qui in città: c’è una signora, avrà avuto 70 anni, che dormiva ogni notte nell’angolo in fondo all’isolato, davanti al negozio di batterie per auto, insieme a un uomo. Tiravano un materasso doppio per terra, e poi si sdraiavano a cucchiaino per tenersi caldo. Poi sono spariti, nel senso che non so dove vadano a dormire. La signora ancora la vedo nel quartiere, che cammina, cammina… cammina tutto il giorno come se stesse andando da qualche parte, ma dopo che la incroci due volte in un’ora ti rendi conto che cammina perché non ha dove stare.

Parla con tutti i negozianti e ascolta tutto quello che si dice per strada. Una volta ero sull’uscio del palazzo che davo indicazioni a un conoscente e lei mi ha corretto il nome della traversa: orecchio di falco! Anche lei, a vederla sembra una pensionata qualunque, quando la si incrocia per strada. Mi sembra incredibile che i senzatetto, qui chiamati in modo molto politicamente corretto “personas en situación de calle“, riescano a mimetizzarsi così bene tra la folla. La dice lunga.


Sulla mia bacheca di Facebook scorro foto di spiagge, di vacanze in Puglia e in Spagna, di aperitivi in piazza, di campi e campagne, di matrimoni e battesimi. Foto di facce abbronzate e sudaticce, di gambe depilate, qualcuno che ancora va in discoteca (quelli che non s’è sposato nessuno e vogliono farti credere di essere fighi, liberi ed emancipati ma stanno in pianura padana e votano Salvini).

Quest’anno salterò il giro in Italia. Non ne ho voglia. Penso che potrei “ripiegare” sul Brasile, ma lo dico da cinque anni e realizzo che ho amici del paesello che si sono presi un aereo apposta per andarci più volte, mentre io che ce l’ho a “solo” quattro ore sono ancora qui che ne parlo, ma non ci vado.


A ottobre ci saranno le elezioni presidenziali. Sono stati annunciati i candidati: ‘la presidenta’ Cristina si candida come vice, sotto ad Alberto Fernandez, un tempo suo acerrimo detrattore. I maligni dicono che il Presidente è l’unico che può concedere la grazia in caso di condanna, e la “signora” è sotto processo per vari reati, il più leggero è associazione a delinquere, fino ad alto tradimento per l’attentato all’AMIA (centro culturale ebraico) le cui indagini si dica abbia insabbiato dopo un accordo segreto con l’Iran. Ah, il pubblico ministero che indagava sul fatto è stranamente morto “suicida” il giorno prima di deporre in tribunale; forse ne avete sentito parlare, si chiamava Alberto Nisman.

Si ricandida il presidente in carica, Mauricio Macri, e propone come suo vice Miguel Angel Pichetto, ex politico di spicco peronista. Preparate i pop-corn.


Nel mentre, il cambio con l’euro è fermo a 50 a 1, centesimo più, centesimo meno. Ma i prezzi in pesos continuano a salire senza apparente motivo. E sono aumenti mica da poco, se tradotti in euro.

Per dire, il cibo per gatto, che compro in borse da 1,5 kg, è passato da 325 pesos (maggio) a 410 (giugno), cioè +€1,72. Ovviamente non so da quanto il prezzo fosse fermo, dato che non lo compro tutti i mesi nello stesso posto.

La vaschetta da 2 kg di gelato è passata da $350 a $400, ossia +€1. La nostra bolletta della luce ha sfondato i €20/mese per la prima volta in cinque anni, e abbiamo tutto LED e siamo parchi nei consumi. Molti negozi chiudono perché non possono pagare le bollette, che sono improvvisamente care, o gli affitti dei locali, che arrivano a qualche migliaio di dollari al mese per i locali più grandi sulle avenidas.

Uscire a cena in un posto fighetto costa circa €25 a testa, in pizzeria costa €15, in un posto economico circa €12. La pizza può costare da €5 ai €20, a seconda di quanto farcita e del locale.

La Guitarrita, storico locale di Belgrano, di recente diventato una catena, vendeva la sua pizza tipica “Don Grillo” a 825 pesos (€16,73) due settimane fa e ora che ho ricontrollato mentre scrivevo è già a 860 pesos (€17,44).

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Inutile dire che la disinvoltura con cui spendevo e spandevo nel 2014 è ormai un ricordo lontano: come in Italia, e forse più che in Italia, sono lì che faccio confronti e che mi dico “ma anche no”.

E l’Argentina, con tutti i suoi limiti, il tempo brutto, e i prezzi di Londra, comincia a starmi antipatichella…

7 pensieri su “Inverno pesante

  1. E’ l’aria pesante che si respira. Perenne crisi, ti penetra dentro a lungo andare.

    Nel nostro piccolo anche in Italia siamo messi un pochino così (al Sud di più).
    Siamo l’unico “grande paese” a non aver ancora recuperato dalla crisi del 2008. Sono undici anni che si parla di crisi. Dal potere d’acquisto delle retribuzioni alla disoccupazione, siamo sotto.
    In Argentina è amplificato. Di molto. Oggi sul Corriere si parla del “Patacon” utilizzato nel 2001-2002 paragonandoli all’idea di minibot che gira adesso qua

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    1. Una coppia di videoblogger argentini sta percorrendo l’Europa con lo scopo di mostrare che non è tutto rosa e fiori. Una puntata è dedicata all’Italia e l’argomento è la frattura tra nord e sud. Mette a confronto Milano e Napoli. Non ho ancora finito di vedere tutta la puntata (dura solo 30′) ma non sono molto d’accordo con la scelta di Napoli Vs. Milano, mi sembra troppo facile. Avrei voluto vedere qualche posto “medio”, tipo Torino Vs. Bari. Per ora è tutta in spagnolo, ma alcuni intervistati sono italiani e parlano in italiano (intervistano anche argentini che vivono in Italia): https://youtu.be/wSyl_XBsn6w

      In alcuni punti mi ha ricordato quando Michael Moore è venuto in Italia e ha intervistato due poliziotti per il suo documentario Where to Invade Next (2015). Questi parlavano di 14 mensilità, tre settimane di vacanze, maternità, malattie, posto fisso, pensione… Ormai, gente così devi cercarla con il lanternino!

      Piace a 1 persona

    1. Faremo la storia… sui libri di sistemi elettrici, come il più grande collasso del Sud America. Vedi che le megere che dicevano che avremmo fatto la fine del Venezuela avevano ragione? 😓

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