Il carinismo

Gli argentini sono carini, sono gentili, non ti criticano mai apertamente e non vogliono essere criticati apertamente.

Qualche mese fa vi raccontavo di come fosse impossibile scendere al succo della questione quando li si mette con le spalle al muro (punto 4 del post ⬇︎5 difetti degli argentini), sgusciano via come anguille, deflettono le domande dirette, fanno orecchie da mercante emettendo un risolino a metà tra il “mi hai beccato” e il “stai cominciando a rompere”.

Se avete conosciuto un argentino, o se siete venuti in vacanza in Argentina, di sicuro vi avranno colpito i modi pacati e tranquilli, l’atmosfera rilassata nonostante caschi il mondo, la mancanza di irrequietezza di fronte a piccoli e grandi disagi quotidiani che farebbero perdere le staffe in un secondo a un italiano (o in un nanosecondo a un italiano imbruttito).

Questo zen a volte raggiunge vette che neanche i monaci tibetani… tipo quando c’è da fare la fila (praticamente ovunque: in banca, in tabaccheria, al supermercato, in macelleria, negli uffici pubblici, in posta) o arrangiarsi con prodotti scadenti al limite dell’inutilità.

Il carinismo argentino ha però dei risvolti negativi: può trasformarsi in indifferenza, apatia, impossibilità di affrontare le situazioni e di risolvere i problemi, immutabilità e inesorabilità di situazioni mediocri, sbagliate o scomode. Insomma, il carinismo si trasforma nella condanna dell’Argentina.

Se una persona, mettiamo un professionista (o una persona che si definisce tale), dice una castroneria, sta male farglielo notare. Allora uno tenta l’approccio generico, indiretto, in differita. Ma l’argentino non coglie o preferisce non cogliere, sperando che voi desistiate.

Se invece non demordete e passate all’approccio diretto, si erigono subito delle barricate e si tira fuori l’argomento asso-piglia-tutto: la dittatura militare. La dittatura militare argentina (1976-1983) è usata un po’ come il fascismo in Italia: si tira fuori per tirarsi fuori da un confronto.

Così, se per esempio correggete un collega, verrete tacciati di dittatura, vi grideranno contro che è dagli anni ’80 che nessuno può dirgli di stare zitti e di tornare al vostro paese, partiranno gli insulti personali (sei un arrogante, ma chi ti credi di essere, sei venuta qui a rubarci il lavoro, non abbiamo bisogno di te, io dico come voglio non mi importa cosa pensi tu). Aggiungeranno che la loro opinione vale quanto la tua e che nessuno ha il diritto di dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato – chiariamo, a questo punto, che quando dico “correggere un collega“, chiaramente non sto parlando di un’opinione personale ma di un fatto o una regola ampiamente condivisa tra gli addetti del settore a livello internazionale.

Per fare un esempio terra-terra, l’insegnante argentino è convinto che non bisogni fare notare gli errori agli alunni perché potrebbero mortificarsi. E lo stesso principio vale per l’insegnante argentino: non puoi fargli notare i suoi errori, ne uscirebbe traumatizzato.


Il risultato è che qui continuano a dire cazzate, a riciclarle, a dirle nei convegni dai titoli banali triti e ritriti, a impartirle nei laboratori. In una parola: a lavorare male. Ma qui c’è posto per loro, ci sguazzano proprio nel loro acquario, si fanno convegni sul niente, sono tutti docenti e professori di qualcosa (di fotografia, di comunicazione, di marketing e marchette, dell’università della vita) e si fanno i selfie insieme durante questi eventi come se il selfie fosse una dimostrazione di competenze e non semplicemente “che loro c’erano”.

Nei gruppi di professionisti nessuno parla di lavoro, ma tutti si augurano buongiorno e buonanotte, si scambiano immagini pucciose per il día del amigo, si scambiano gli auguri per le festività religiose, civili, commerciali, mandano inviti a questo o quell’evento, ma se gli chiedi come è stato l’evento diranno solo “Molto bello, molto utile”. Sì, ma cosa hanno detto?

Se chiedi un consiglio professionale concreto, nessuno risponde perché o non sanno cosa dire o non capiscono la domanda.

Tra professionisti non si parla mai di soldi perché chi chiede tanto è tacciato di sfruttatore dei clienti e di voler rovinare i colleghi, mentre chi chiede poco si giustifica dicendo che “lo fa perché sta imparando”. Non sa neanche cosa prendano i colleghi, ma se gli chiedono se guadagna bene diranno sempre di no, ma se gli chiedi perché non alza le tariffe ti dirà che sono affari suoi. Tutti fanno almeno un altro lavoro, se non due. E credono questa cosa virtuosa e non un segnale che forse è ora di cambiare lavoro e fare sul serio solo con uno.

Ma qui c’è posto per tutti, per l’importante è che nessuno si senta criticato e che tutti la pasamos bien!

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18 pensieri su “Il carinismo

  1. Isa, mi fai intendere che vorresti ritornare in Europa, trasferendoti in Spagna?
    Dai tuoi post, riesco a capire quanto l’Argentina abbia una specie di cordone ombelicale con la Spagna piu che con l’Italia. Molti modi di comportasi degli argentini, sono la caricatura (nel vero senso del termine) dei modi dei cugini europei. Io ho sposato una spagnola, per cui non dovrei parlare piu di tanto… cmq si.. se quella e’ l’exit, non e’ poi tanto diversa dal tuo luogo attuale

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      1. Se solo si fosse piu’ uniti (certo sempre meglio di tanti anni fa), sarebbe un grandissimo continente e non avremmo di che invidiare nulla a nessuno. L’Europa e’ un grande continenti nonostante sia il piu’ piccolo!

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  2. Non bisognerebbe mai generalizzare e giudicare un popolo sulla base degli stereotipi, ma devo devo dire che Isa sugli argentini spesso coglie nel segno…

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      1. E comunque la capacità degli argentini di mettersi in fila sempre e ovunque pazientemente e ordinatamente è, almeno secondo me, un segno di civiltà. Dovremmo essere noi a prendere esempio, in questo caso.

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      2. Io rimango ancora estasiata davanti alle religiose file alle fermate degli autobus, facendo passare davanti vecchi e bambini alla ora di salire, cedendogli il posto se il bus è pieno, e se la fila è troppo lunga e non è chiaro dive finisca, domandare chi sia l’ultimo in tutta tranquillità. Non è tanto difficile… tranne in Italia!!!

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  3. Isa mi fai morire. Ti seguo da tanto e trovo che tu abbia dannatamente ragione quando descrivi l’Argentina e gli argentini. Ho avuto 2 ex argentini (uno non mi bastava eh) e si…hai veramente ragione. Ho trovato l’Argentina bellissima da visitare, ha una natura e dei paesaggi pazzeschi, Iguazù da sola per dire, mi ha lasciata a bocca aperta, ma viverci e doversi adattare a certe dinamiche e comportamenti deve essere dura. Anche pur nella mia più limitata esperienza della tua, ho riscontrato gli atteggiamenti che tu descrivi. Mi fai crepare poi quando parli del cibo e dei ristoranti, ma anche li, hai ragione. Oh, il secondo degli ex, come quasi tutti gli argentini, sosteneva che la pizza in Argentina fosse migliore di qurlla in Italia (ovviamente senza aver provato quella italiana). Dicevo io “ma CHI lo dice, scusa?!” Risposta “qua lo dicono”. Ok, non c’è speranza. M’arrendo.

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      1. L’attuale ominide non è argentino eheh…2 sono bastati! Comunque apprezzo tanto i tuoi post che trovo aderentissimi alla realtà e aggiungo che tra le varie cose che mi lasciavano sconvolta c’era anche, non so se tu hai avuto riscontro, la vera e propria OSSESSIONE che hanno per il ruolo di padrini/madrine. Giuro che era.una cosa che mi mandava fuori di cervello. Ogni 2 per 3 “devo andare a -località X a 100 km da Buenos Aires- a trovare X (bambino di cui sono padrini/madrini)” e giù decine di foto su fb e instagram di loro con bimbo di cui sono i padrini, loro con mamma e padre del.bimbo, loro con nonni del.bimbo, video del.bimbo a cui fanno dire “sta arrivando il padrino” e.compagnia bella. Ma tipo 1 volta al mese ‘sta tiritera. Aiuto.

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      2. Non ho molta esperienza sul versante amici con figli e relativi amici, ma posso confermare che quell’unica persona che conosco e che è un padrino/madrina ha enfatizzato molto il concetto, fatto che mi era sembrato strano perché in Italia uno non lo menziona nemmeno (salvo il giorno del battesimo), soprattutto con terzi.
        Ma parlando di padrini… ieri mi hanno chiesto se l’uomo che accompagna la sposa all’altare si chiami *padrino* e ora mi viene il dubbio che qui non si usi scegliere il padre biologico, bensì il padrino del battesimo… Io ho risposto che in Italia non ho mai sentito chiamare “padrino” il padre della sposa. In assenza del padre della sposa, si può scegliere un altro uomo (uno zio, il fratello della madre, un amico di famiglia o nessuno) ma non ho mai pensato che si ricorresse al padrino di battesimo né che la persona scelta (chiunque sia) si chiamasse “padrino”. Conferme? Obiezioni?

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  4. Solo a leggere questo post mi è venuta l’orticaria!
    Non so come fai a mantenere la calma. 😀
    La questione degli eventi sul nulla, gli esperti di tutto e di niente, comunque è un male comune, mi sa. Però ecco, reiterare su comportamenti erronei, questo no! Non trovo, come Fritz ha scritto sopra, che in Spagna succeda lo stesso. O almeno, parlo per la Cataluña dove vivo: qui la gente è MOLTO verbale, se fai qualcosa di sbagliato te lo dicono senza problemi. Anzi, è una lamentela continua. 😀

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  5. Mai visto ne’ sentito in Italia che il padrino accompagni la sposa! Come dici tu, la sposa viene accompagnata dal padre, o al massimo da un fratello, uno zio, un amico, che si tratti di matrimonio religioso o civile. Io non sono manco credente quindi per me discorsi su padrini madrine etc sono proprio cose lontanissime da me, ma comunque ho amiche credenti che si sono sposate in chiesa ma che 1-sono state accompagnate dal padre, come penso avvenga 9 su 10 casi 2- hanno battezatto i figli ma mai le.ho sentite enfatizzare questo concetto di padrini and company…come del resto non ho mai sentito fare a nessuno. Davvero a me sembrava un”ossessione questa cosa del ruolo di padrino/madrino. Conta che il mio ex era mio coetaneo cioe’ intorno ai 30 e ogni mese perlomeno il fine settimana ‘sta tiritera dello spararsi 100 km per andare dalla bambina di cui era padrino e giu’ collezione di foto, video e compagnia bella…con appunto come dicevo sopra, tanto di video della bambina a cui a partire da 2 giorni prima i gentiori facevano dire di fronte alla camera “chi arrivaaaa??!! Il padriiiiino” cioe’ a me pareva veramente ridicolo tutto ciò, nel senso che era esasperato all’inverosimile.

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