Questioni di feelings

La vita dall’altra parte del mondo mi ha indotto a confrontarmi con temi che in Italia neanche mi sfioravano.

Pobreza (povertà)

Ricordo il post di un’inglese o di un’americana che era qui con la famiglia come expat, tra cui una figlioletta di 4 anni. Passeggiando per la Avenida 9 de Julio aveva incrociato lo sguardo di una bambina povera, accantonata in un angolino di una vetrina di McDonald’s, che guardava con occhi bramosi il sacchetto del negozio di giocattoli che aveva in mano sua figlia.

L’inglese (o americana) raccontava di come per un attimo pensò di darle il gioco della figlia, che tanto non ne avrebbe neanche sentito la mancanza una volta giunta casa, piena di altri giocattoli, e anche dell’ipocrisia di quel gesto istintivo: una bambola non avrebbe riempito lo stomaco di quella bambina, né avrebbe risolto i problemi della sua famiglia. Sarebbe solo servita a fare sentire bene lei per la “buona azione”.

Descuido (incuria)

Un giorno ero sull’autobus, in piedi, con due sacchetti pesanti uno per mano. L’autobus era discretamente pieno e si è fermato sull’Av. Juan B. Justo. Sul marciapiede, alla fermata, c’era un ragazzo in sedia a rotelle che doveva salire sul mio autobus, ma non tutti i mezzi sono dotati della pedana e del sistema che fa inclinare l’autobus verso il marciapiede. Allora un altro ragazzo, anche lui alla fermata, si è offerto di aiutarlo a salire, cercando di fare salire la carrozzina sull’autobus salendo di schiena. L’aiutante non era pratico con la carrozzina e cercava di fare del suo meglio.

Il ragazzo sulla carrozzina si è rovinosamente ribaltato in avanti (non era legato), ma ha sorriso, imbarazzato, mentre l’altro, che neanche lo conosceva, lo rimetteva sulla carrozzina e ritentava di salire sul mezzo.

Ed io osservavo la scena dal mio cantuccio di autobus, con le due borse in mano. Ho pensato di metterle a terra, temendo che l’autobus ripartisse o che qualcuno le rubasse, mi sono guardata intorno per vedere se in tutto l’autobus non ci fosse qualcuno con le mani libere e la forma fisica sufficiente a fare salire a bordo il ragazzo. Dentro di me gridavo come di fronte a un’emergenza: perdiana! Qualcuno alzi il culo e faccia qualcosa!

Alla fine, non ricordo bene come, è riuscito a salire. L’autista dell’autobus non si è alzato, né ha detto nulla. Ha solo aspettato, paziente, che l’altro passeggero facesse del suo meglio per cercare di fare salire il ragazzo in sedia a rotelle, che questo cadesse e tornasse sulla sua carrozzina, che finalmente potesse salire… per poi ripartire.

La mia fermata era la seconda successiva e scendendo ho osservato l’adesivo sulla fiancata dell’autobus dove è indicato il numero del mezzo, con l’idea di scrivere alla ditta o alla Città per protestare: qualcuno finanzi le pedane su quelle linea, qualcuno faccia qualcosa perché quella scena miserabile non torni a ripetersi.

Invece sono salita a casa, ho dimenticato il numero del mezzo e pure quello della linea, e sono passati otto mesi. Chissà quante altre cadute rovinose sono avvenute nel frattempo.

Corrientes y Callao

Ci sono strade che di notte si trasformano, e la zona tra l’Avenida Callao e l’Avenida Corrientes è quella che più mi impaurisce. Si tratta di una zona centralissima, brulicante di gente a tutte le ore del giorno perché vi sono scuole, uffici pubblici, studi legali, negozi, hotel. E l’Avenida Corrientes in quel tratto prende il nome dell’Avenida dei teatri poiché è una sorta di Broadway di Buenos Aires. Ci sono anche una sfilza di pizzerie perché l’Avenida Corrientes è anche l’avenida della pizza.

Eppure basta svoltare dalle avenidas alle calles strette, buie e la sera deserte perché l’atmosfera luccicante cambi repentinamente. Negli angoli tra un edificio e l’altro ci sono persone che dormono in sacchi a pelo, su pezzi di cartone corrugato. I primi che sopraggiungono si infilano nelle salette dei bancomat aperti 24 ore su 24.

Congreso

A poca distanze c’è il Congreso, la sede del senato argentino, che dà il nome all’omonimo quartiere. Un posto buio, povero, sporco. Eppure la piazza del Congreso è grande, verde, di recente restaurata, sovrastata dall’enorme edificio del Congreso de la Nación.

L’edificio del Congreso, visto dalla piazza
La piazza Congreso, vista dall’edificio del Congreso (senato) e il viale alberato (Av de. Mayo) che conduce a Plaza de Mayo, dove si trova la Casa Rosada, sede del governo

Once

Ancora più in là, di strada per Almagro, si passa per Once. Magari ne avete sentito parlare per la tragedia ferroviaria avvenuta nel 2012 in cui un treno con i freni rotti è entrato in stazione. Sono morte 51 persone. Ad oggi non ci sono colpevoli. Pare che però gli appalti fossero truccati e che i soldi per le manutenzioni venissero intascati dai politici all’epoca al governo (nota: gli stessi che torneranno al comando fra un mese).

La piazza di Once sembra la stazione di Asunción: la gente piccola, nera, povera, sporca, i volti stanchi, i capelli sciupati, i vestiti rotti e consunti, le scarpe deformi, quelli che le indossano. Altri hanno sandali e calze, anche se ci sono dieci gradi. Hanno in mano sacchetti di plastica anonimi, alcuni hanno zaini rotti, borsoni rattoppati, giacche con buchi e pezze.

La stazione del treno, che io ho visto solo da fuori, reminisce di un’Argentina che fu e che non tornerà più.

Chetos (fighetti)

Una bambina ricca è entrata nel mio bilocale di 55 mq e mi ha detto “Tutto qui?“. Probabilmente casa mia è grande come l’ingresso di casa sua. Vive in un quartiere privato dove l’affitto più economico è di 5000 USD al mese e frequenta una scuola americana.

Ha visto la tastiera elettronica e ha detto “Anche io suono il piano… ma il mio è di legno e ha la coda!“. La mamma l’ha ammonita senza dare troppe spiegazioni lì per lì. Chissà cosa le ha detto dopo. Forse “c’è gente che in un anno guadagna quello che tuo padre guadagna in un mese”, con un tono compassionevole.

Quando sono andata in auto a casa sua, i guardiani mi hanno chiesto il documento e di aspettare: dovevano citofonare per confermare l’invito. Ma in casa non rispondeva nessuno perché la donna delle pulizie non sentiva il campanello.

Quando sono andata via ho dovuto aprire il bagagliaio per rassicurare la Security di non avere rubato né sequestrato nessuno. Hanno alzato la sbarra e mi sono lasciata alle spalle gli Stati Uniti in piena Argentina.

Malena y el sexo

Un’amica argentina, della mia età circa, mi raccontava che a scuola ha fatto educazione sessuale solo alle medie. E la docente era una suora!

Dice che non ha ancora superato quel trauma da dodicenne in cui la suora spiegava che non bisogna desiderare il sesso ma se è inevitabile, bisogna farsi trovare preparate.

Mentre i maschi, in cortile, giocavano a pallone. Perché i figli, si sa, sono un problema delle femmine.

Il materasso

Stavamo vendendo un materasso matrimoniale su internet a 3000 pesos (poco prezzo) e una delle offerte ricevute era di scambiarlo per un cane barboncino. Io ho pensato che fosse stato sequestrato per essere rivenduto e volevo concludere lo scambio, anche se da una parte pensavo che cedendo avrei incentivato la pratica del furto di animali di razza a scopo di estorsione o rivendita. Dall’altro, pensavo di avere l’opportunità concreta di salvare la vita a quel povero cane.

Poi l’offerente ha chiarito di essere una allevatrice e che il cane aveva tutti i fogli in ordine. L’unico “difetto” era che ormai aveva 8 mesi ed era troppo grande e aveva perso valore. E lei era a corto di contado.

Sto ancora male al pensiero di quel cane. E di tutte le persone che qui (e altrove) ragionano così.

Feria de pajáros en Pompeya

Tutte le domeniche si tiene una fiera di animali nel quartiere di Pompeya. Una parte della fiera è in un mercato vero e proprio, recintato con postazioni per i venditori. Ma tutto intorno è pieno di bancarelle abusive e di manteros de mascotas (sorta di vucumprà di animali: si piazzano per strada e vendono animali che portano in zaini, borse, scatole di cartone dalle periferie).

Ci sono animali da compagnia, esotici e anche di contrabbando, tipo i pitoni, i pappagalli, i gufi, le civette, i mustelidi, le scimmie, i falchi pellegrini, le tarantole.

I venditori arrivano con una scatola stipata di cuccioli di cane, di gatto, serpenti, uccelli, tartarughe, roditori. Quelli che non vendono o che muoiono asfissiati, di stenti o malattie durante la feria sono buttati nei cassonetti alla sera.

C’è un’associazione di volontari che dopo la feria apre tutti i cassonetti per cercare di salvare gli animali invenduti e ancora vivi. Su Facebook cercano sempre case dove tenere in stallo gli animali mentre si recuperano (o ci provano), ma hanno 20 o 30 cani e gatti da piazzare ogni settimana. Spesso sono animali malati, malnutriti, impauriti, senza anima perché cresciuti nella miseria e nell’abuso. Mentre durante la settimana, i venditori si dedicano alla “riproduzione”… e il circolo ricomincia la domenica successiva.

Ci sono stati servizi giornalistici e denunce pubbliche e in sede giudiziaria, ma non è cambiato niente. Dicono che alcuni della polizia facciano tanti soldi con la feria che neanche accettano le denunce. Per loro sono solo una perdita di tempo…e di denaro.


Prezzo dei biscotti Lincoln: 54 pesos.

5 pensieri su “Questioni di feelings

    1. Hai ragione, ma non è facile. Ho ricevuto il tuo commento mentre ero nel quartiere a fare la spesa. Sull’avenida era pieno di furgoni di emittenti televisive. Chiedo al negoziante: “Cos’è successo?” Lui mi risponde che un paio di giorni fa un uomo ha buttato una ragazza dal balcone. Per fortuna era il primo piano. Adesso sto cercando su internet la notizia, ma trovo solo che hanno arrestato un uomo per violenza contro una giovane modella, sua fidanzata. Allegria.

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