Allacciare le cinture

Cari lettori,

ricordate tre mesi fa, quando fecero le primarie e il cambio volò alle stelle perché – ohibò – la maggior parte degli Argentini voleva tornare a un governo peronista e l’attuale presidente in carica (Macri) aveva perso di brutto?

Bene, dopodomani ci sono le elezioni, quelle vere. Dalla sconfitta alle primarie, ci si è dapprima rassegnati che si tornerà al solito governo bananero di prima. Il presidente in carica ha cercato malamente di rincuorare il popolo che c’è ancora speranza, anziché cercare di convincerlo a votare per lui.

Ha inanellato una serie di uscite infelici: prima incolpando gli argentini che, con il loro voto, hanno destabilizzato il peso, poi facendo delle uscite sessiste e infine parlando di temi del tutto irrilevanti in Argentina, tipo l’ulteriore limitazione al porto d’armi per i civili – qualcuno gli dica che i delinquenti non prendono il porto d’armi… Ha ballato a un concerto per se stesso, baciato i piedi a una sua anziana sostenitrice e altre cose che attribuireste al personaggio dello zio imbarazzante nei film americani…

Nel mentre, ha anche perso il finanziamento del Fondo Monetario Internazionale, il quale ha detto che l’ultima tranche arriverà solo se viene riconfermato Macri, perché temono che il nuovo probabile presidente non onorerà il debito.

Il Brasile (Bolsonaro) ha fatto sapere che se vince l’opposizione, chiuderà gli scambi commerciali con l’Argentina.

Il Cile è sull’orlo di un golpe militare ed è occupato con i suoi affari.

L’Uruguay sembra essere l’ultima spiaggia tranquilla del Rio de la Plata.

[Cile e Uruguay erano i nostri piani B, nonché il motivo per cui ho voluto prendere la cittadinanza argentina – per poterci spostare nel Mercosur se le cose andassero a gambe all’aria in Argentina]

Il cambio, che è stato artificialmente tenuto basso da dopo la PASO immettendo sul mercato quasi tutte le riserve nazionali in dollari statunitensi e imponendo restrizioni cambiarie e sullo scambio di denaro con l’estero e il possesso di conti e fondi fuori dal Paese, sta riprendendo a salire. Sembra di osservare una diga che sta tracimando, nell’attesa che collassi completamente.

Dacché Alberto Fernandez ha stravinto le primarie, giornali e TV sono diventati delle megere che prevedono l’apocalisse. E non sono timori infondati… Ma come questo si traduca nella vita reale, resta per me un mistero.

Mi aggrappo al dollaro per capire se va bene o va male. Il cambio con il dollaro è più seguito del meteo. Anzi, diciamo che è un indicatore dello stato di salute del paese: se il cambio è fermo, buon segno. Se il cambio sale, disastro.

Prima della PASO il dollaro era a 47, dopo la PASO era balzato a 57, valore a cui si è assestato (con un po’ di sussulti verso il 60) a suon di riserve di dollari bruciate. Adesso che siamo in clima pre-elettorale è a 67… ma è un valore un po’ tirato a campare perché da quando c’è stata la debacle macrista alle primarie, è ricomparso il dolar blue (il cambio parallelo sul mercato nero) e non ci si capisce più niente. Il cambio ufficiale è 61, quello sul parallelo è 72,50 ma in pratica il cambio più alto che è stato trovato nel mio circolo intimo è stato di 67. I cambiasoldi per turisti sono intorno a 63-65.

Qualcuno si azzarda a cambiare a 69, dicendo che cambia “al dolar futuro”, ossia in base al valore che ci si aspetta che avrà lunedì 28. Ma è una bugia e tutti lo sanno: sarà ben oltre 70, se vince Fernandez. E se diventa presidente direttamente, hai voglia!

Questi numeri da dove arrivano? Cosa significano in pratica? Non si sa. Che senso ha parlare di un Dolar Blue, se nessuno cambia i soldi in base a quel tasso di cambio? E cosa è il contado con liquidación che sta a 81? Nella casa de cambio vicino a casa mia, questa mattina compravano i dollari a 61 e li vendevano a 70. Mica scemi!

Questi e altri interrogativi restano sospesi, e il nostro fato con essi.


Intanto, gli argentini fanno la fila nelle banche per convertire i loro risparmi in pesos in dollari. In fila in piedi, perché qui i risparmi si tengono sotto al materasso e si va, contado a la mano, in filiale a cambiare carta straccia (pesos) per denaro vero (dollari).

Nessuno si fida a lasciare i dollari in banca, dato che nel 2002 il ministro dell’economia dell’epoca decise di convertire tutti i dollari in pesos e intere famiglie persero i risparmi di anni in una manovra economica.

Capita che la banca finisca i dollari e quindi tutti a casa: ci si riprova l’indomani. Gli argentini torneranno a riconvertire i dollari in pesos la settimana che viene, sperando di essere riusciti a cavalcare l’onda cambiaria elettorale indenni.


In Argentina il presidente è scelto per elezione diretta. E siccome la politica qui è davvero sentita sulla pelle (per molti, è la differenza tra la povertà e la sopravvivenza), è avvolta di emozioni, sensazioni, aneddoti personali e di conoscenti… C’è una carga emotiva molto forte e io questi tre mesi li ho vissuti in modo abbastanza angosciato.

Vi ho già raccontato delle signore che mi dicevano “Scappa, tu che puoi” all’indomani delle primarie, ma non vi ho detto che un paio di expat che conosco stanno facendo armi e bagagli per emigrare / ritornare a casa (in entrambi i casi, un coniuge è argentino).

In questi mesi di patemi, ho notato una cosa: l’uomo ha la memoria corta. Il presidente Macri e molti altri danno per scontato che si andrà al ballottaggio, come successe alle elezioni del 2015. Ma non è detto. Anzi, a giudicare dal risultato della PASO, c’è una concreta possibilità che il presidente venga eletto al primo turno, così come Cristina Kirchner nel 2007 e 2011.

E per dirla tutta, quello del 2015 è stato il primo ballottaggio presidenziale della storia argentina, per cui sembra più una voce di corridoio messa in giro da Macri e i suoi per far credere che si arriverà ai rigori… credeghe!

Quando si ha un presidente al primo turno? Quando ottiene più del 45% dei voti OPPURE quando ottiene più del 40% dei voti, ma con uno scarto di almeno 10 punti sul secondo candidato.

Questo è stato il risultato della PASO, tanto per rinfrescare la memoria:

Credete ancora che ci sarà il ballotaje?


8 pensieri su “Allacciare le cinture

  1. Giusto ieri, mentre ascoltavo le notizie su Cile e Bolivia, mi è venuto da pensare proprio a cosa succederà da lunedì in Argentina. Genitori e fratelli di mio marito vivono qua ormai da molti anni (pensa un po’, proprio dal 2001, una data a caso) ma nonna e parentado vario vivono ancora là. Mia suocera sta già prevedendo la strage.. Ma fino all’ultimo resta la speranza che il popolo abbia memoria e sia lungimirante.

    Piace a 1 persona

    1. Qualcuno ha detto, dopo la PASO, che “el pueblo votó con el bolsillo”. Gli ultimi anni sono stati duri e te lo dico da privilegiata… ci sono stati alcuni mesi in cui la vita era più cara a Buenos Aires che in un paese in Europa, nel complesso (ovviamente, qui affitti più cari ma utenze più basse, ma molti prodotti qui più cari e di minore qualità ecc.)
      Attualmente l’indice di povertà è del 31% e quello di indigenza è del 12% (se non ricordo male). Le altre situazioni precarie nei paesi confinanti non aiutano di meglio (quest’anno sono andati al voto presidenziali sei paesi latinoamericani!). Improvvisamente, il Sud America torna ad essere un territorio “caldo”. https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-46735423

      "Mi piace"

  2. Isa, spero con tutto il mio cuore che la situazione in Argentina non degeneri. Per quanto l’Argentina faccia incavolare, per me è nel mio cuore. L’ho sempre detto che il peronismo è il veleno che ha ucciso questo paese… duole rivederlo in auge. Da quanto mi dici, Macri purtroppo, almeno nelle maniere si è rivelato un altro peronista. Spiace.

    Piace a 1 persona

    1. Le misure che ha implementato dopo il risultato della PASO (più controlli sugli scambi di denaro con l’estero, limiti all’acquisto di dollari ecc.) hanno praticamente rimesso le stesse restrizioni bananere che c’erano prima che lui assumesse la carica di presidente. In pratica, si è premurato di rimettere tutto come era! Una delusione terribile. È un incompetente e un incapace, ma gli altri sono peggio. Continuo a ripetermelo, ma nonostante tutto, domani avrà il mio voto obtorto collo.

      Piace a 1 persona

  3. Una cosa andrebbe detta in questa giornata elettorale: i problemi dell’Argentina sono strutturali, e nessuno può risolverli nel giro di una legislatura. L’Argentina è un paese troppo legato all’esportazione di materie prime (soprattutto prodotti agricoli non lavorati, ma non solo),e quindi troppo soggetto al mercato internazionale delle “commodities”, che, non dimentichiamo, si fa in dollari. Ogni confronto con la nostra economia è improponibile. Noi esportiamo soprattutto prodotti industriali, e abbiamo un minimo di flessibilità (politiche del lavoro, scelte commerciali, ecc…) non dico per imporre, ma almeno per proporre i nostri prezzi. L’Argentina non ha un industria competitiva e può solo vendere quello che il mercato internazionale gli impone di vendere.
    Dopo la crisi di fine 2001, quando i peronisti sono tornati al governo hanno goduto di un periodo a loro favorevole in termini di prezzi internazionali delle materie prime. Un po’ applicando delle trattenute sulle esportazioni, un po’ sviluppando il mercato interno imponendo prezzi bassi per alcuni servizi (ma senza affrontare seriamente il problema dell’inflazione), un po’ con il vecchio trucco della stampa di moneta sono riusciti a barcamenarsi finché è durata. Poi è arrivato Macri, che leggendosi il manuale del perfetto neoliberista ha pensato di rilanciare il paese abbassando il costo del lavoro, e sperando così di attrarre investimenti. Peccato che al giorno d’oggi non basta avere un costo del lavoro basso, bisogna anche essere produttivi, e in questo gli argentini non è che eccellano. Risultato: Macri abbassando il costo del lavoro non ha attratto investimenti e ha creato invece povertà. Un disastro. Per la verità gli ha detto anche male, perché l’aumento dei tassi di interesse della banca centrale USA ha spinto i capitali ad una fuga che lui ha invano tentato di contrastare con tassi di interesse del “Banco Central” da capogiro, tra i più alti del mondo. Questo ha spinto ancora più in là l’inflazione, ha portato il peso alla svalutazione, inutilmente contrastata con immissione sui mercati cambiari di valuta pregiata (ancora i soliti dollari) presa dalle riserve nazionali e/o a prestito dal FMI, creando debito per non ottenere nulla.
    Adesso torneranno i peronisti, ma voglio proprio vedere che faranno, visto che il vento in poppa degli anni passati in termini di mercato delle materie prime sembra essere passato. Insomma, per farla breve: la vedo nera.
    Ora, io mi considero un “liberale di sinistra”, per cui penso che un sano miscuglio di libero mercato, di minimo controllo da parte dello stato e di giuste compensazioni sociali per le classi meno abbienti sia il miglior compromesso che si possa avere. In quanto tale, l’ideologia statalista/nazionalista peronista è molto lontana dal mio modo di vedere le cose. Però ai peronisti una cosa la riconosco: almeno a parole, sono stati gli unici che in Argentina, sin dai tempi dello stesso Peron, hanno provato a industrializzare il paese per creare delle alternative di mercato. Peccato che lo hanno fatto a modo loro, anteponendo il loro sindacalismo di tipo corporativo che serviva a creare consenso, ma che è sempre stato castrante per questo tipo di sviluppo.
    Quindi, è inutile pensarci: l’Argentina è sempre quella, e come molti paesi dell’America Latina si trova sempre davanti al solito bivio tra oligarchie e populismo. Estremizzando, tra Cile e Venezuela. Vediamo cosa accadrà nei prossimi anni, ma come ha già detto sono pessimista. Mi dispiace, perché l’Argentina, almeno in teoria, sarebbe un gran bel paese.

    Piace a 1 persona

  4. “Intanto, gli argentini fanno la fila nelle banche per convertire i loro risparmi in pesos in dollari. In fila in piedi, perché qui i risparmi si tengono sotto al materasso e si va, contado a la mano, in filiale a cambiare carta straccia (pesos) per denaro vero (dollari).” Non avrei mai, mai, mai creduto che la situazione fosse così grave. Auguro di cuore al popolo argentino di ritrovare al più presto la serenità che merita.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...