Dove ero settimana scorsa?

Tre giorni dopo lo scoppio dell’emergenza per il Coronavirus in Italia, alcuni giornalisti già si lanciavano a scrivere articoli su come sarà la vita dopo il coronavirus. Intervistavano vari esperti e ognuno diceva la sua. E ovviamente ognuno doveva arzigogolarsi a dire un’opinione differente dal coro perché sui giornali c’è solo posto per il primo che dice una cosa. Il primo esperto parlava di un mese, il secondo di due, il terzo di tre, il quarto di agosto, il quinto di 12 mesi, il sesto di 18 mesi e via dicendo. Fino ad arrivare ad Alessandro Baricco, che sparava 50 anni.

Questo turbinio di opinioni, unito ai numeri che invece descrivevano fatti terribili e certi, mi generava un’ansia che ho sperimentato poche volte nella vita. Cercavo conforto nelle piccole cose e non mi vergogno che alcune possano suonare egoistiche. Mi rassicurava essere distante dalla Cina e dall’Italia, ero felice di non avere figli che avrebbero dovuto patire tutto questo con me, mi domandavo se alla fine di tutto questo avrei ancora avuto una famiglia in Italia da andare a trovare o se per il covid-19 tutti i peggiori incubi di un expat che mi ero immaginata si sarebbero verificati ravvicinati nell’arco di poche settimane e al cubo.


Un amico americano mi ha chiesto da quanto non uscissi di casa, dato che lui va a farsi i giri in spiaggia e che si possono fare piccole riunioni di non più di 10 persone. (Perché 10? Da dove tirano fuori quel numero?!)

Sorprendentemente, erano 10 dieci giorni che non mettevo il becco fuori casa e non me ne ero neanche accorta. La prima settimana è volata in uno stato di shock di cui mi sono accorta solo di recente. Cosa ho fatto quella settimana? Niente.

Mi svegliavo pensando di avere avuto un incubo e due secondi dopo realizzavo che no, era tutto vero. Correvo a vedere il cellulare con un misto di apprensione e timore di trovarci qualche messaggio di parenti insieme alle notizie del Corriere. Il resto del tempo lo passavo a letto affondando la testa nell’iPad guardando Netflix, l’unica distrazione momentanea che avevo, alternando la lettura compulsiva di notizie sul coronavirus in tutte le lingue che parlo. La mia sete di notizie (più che altro, di risposte e di soluzioni al coronavirus) era tale che sono finita a leggere persino Página 12.

La mia apatia era totale: leggevo stronzate su internet e neanche vedevo il punto a commentarle o a cercare di correggere falsità. Ho eliminato molti “amici” su Facebook i cui post erano solo volti a seminare terrore e panico e false notizie. Ho pensato che forse queste persone cadranno vittime della loro stupidità e che forse Darwin mi avrebbe detto che è giusto così.

“Le erbe andine per combattere il coronavirus”. Cancellata. “L’arte ci salverà”. Cancellata. “[Citazione biblica]”. Cancellato. “Disinfettare casa con l’aceto di mele”. Cancellata.

Le cose della mia vita pre-virus mi sembravano prive di senso. Gli anni investiti nello studio, sprecati. Le ore dedicate al lavoro, vane. Tutte le piccole certezze e scadenze della mia vita ordinaria non avevano senso in uno scenario apocalittico in cui saremmo morti tutti.

Poi mi sono ricordata del mio medico di base argentino che subito quando ci conoscemmo mi disse che tutti stiamo morendo. Mai diagnosi fu più azzeccata.


Uno dei fattori per me più sconvolgenti è stata la confusione scientifica riguardo a questa nuova malattia. Come era possibile che così tanti “esperti” avessero opinioni contrastanti non solo sulla gravità di questo virus (comprensibile, poiché nuovo) ma persino sul suo funzionamento e, infine, sulle misure da adottare per starne alla larga?

C’erano opinioni basate su comprensioni totalmente differenti dei virus a RNA anziché DNA. E dire che dovrebbero essere nozioni basiche e ormai accertate, mi immagino sia una di quelle domande facili che tutti gli studenti di medicina e scienze biologiche, chimiche e fisiche si sentono fare negli esami del primo o secondo anno di facoltà.

Gli ignoranti, invece, si improvvisavano alchimisti in casa e hanno cominciato a girare immagini e post che avvisavano di NON mischiare talune sostanze perché si generavano composti altamente pericolosi.

Adesso girano immagini che avvisano di NON pulire le zampe degli animali con la candeggina, neanche se diluita. Ma davvero la gente è così scema?

La nostra veterinaria argentina ha diffuso un post in cui si avvisava la gente di non mettere l’antipidocchi sugli animali al posto dell’antipulci. Di nuovo: ma davvero la gente è così scema? Gente che non solo ha animali, ma pure figli, evidentemente.

Si sprecano commenti su come igienizzare le scatole degli acquisti online e su quanto può sopravvivere un virus sulle varie superfici. Su La Nación si parla invece del sesso ai tempi del Coronavirus. Il che vuol dire solo una cosa: ci sta andando di lusso.


Ad oggi, 30 marzo mattina, abbiamo 820 casi e 23 morti.

Per ora la quarantina nazionale è prorogata fino al 13 aprile e si parla di un’ulteriore estensione fino alla fine di aprile per le zone più colpite (Capital, Gran Buenos Aires e Chaco).

Alle 21 ancora si applaudono i medici pur essendo gli ospedali da campo ancora vuoti e le terapie intensive con un carico di pazienti gestibile.

Io sono 15 giorni che non lascio l’appartamento e anche 15 giorni dall’ultima esposizione non protetta, per cui sono euforica e felice di averla scampata. Vivo normalmente come sempre, meno il caffè al bar e i giri per uffici.

In Capital c’è stato un aumento dei casi di dengue ed è pieno di zanzare. Metto macchinette e citronella a manetta ma sembrano fargli un baffo. Non mi resta che ungermi di OFF e pregare, perché anche per il dengue non c’è cura.


L’immagine di copertina non c’entra niente ma credo ci sia bisogno di cose belle in questo periodo.

5 pensieri su “Dove ero settimana scorsa?

  1. Mi sono interrogato anche io su questo periodo Isa. Cambieremo come singoli e come società? Non ho risposte. Sto cercando di capire quale sarà la mia strada. Ieri pensavo all’Argentina e ai suoi bassi numeri. Secondo me l’Argentina se dovesse contenere l’epidemia potrebbe ripartire subito ed aiutare il resto del mondo trovandone giovamento.

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    1. Segretamente anche io ho pensato che se la gestiamo bene, possiamo tornare ad essere il granaio d’Europa. Ovviamente è un concetto troppo capitalista per motivare gli argentini a rispettare la quarantena.

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    2. Aggiungo anche che pure qui si punta ad appiattire la curva e non capisco perché: siamo in quarantena dal 20 marzo, abbiamo per ora 800 casi e 23 morti. Non ci sono molti dati sulla situazione nelle terapie intensive e quindi ne desumo che non ci siano criticità (a parte la solita mancanza di attrezzature e DPI). Non si potrebbe puntare a ZERO CASI?!

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