Coqueo

Tra i problemi che non ci si aspetta in tempi di coronavirus, c’è anche quello del rifornimento di foglie di coca. Gli abitanti delle regioni del nord-ovest (noroeste o NOA) dell’Argentina le masticano per combattere i sintomi dell’altitudine, la fame, come digestivo oppure le bevono in infusione o le utilizzano per rituali ancestrali risalenti 4000 a.C.

Se avete avuto la fortuna di visitare le meravigliose terre delle province di Jujuy e Salta, sicuramente avrete visto la gente con un rigonfiamento nella guancia: era il loro bolo di foglie di coca, che prende il nome di acullico.

Si prendono alcune foglie, si impastano bene con la saliva, e si forma una palla da tenere tra la guancia e la mandibola. L’abbondante salivazione al sapore di coca che ne deriva va gustata nell’arco della giornata. Questa pratica prende il nome di coqueo.

La coca viene coltivata principalmente in Bolivia e Perù e importata nelle regioni andine confinanti, ma a causa della pandemia le frontiere argentine sono state chiuse e le scorte di foglie coca sono finite.

Nessun problema: sensibili a tutte le questioni concernenti le popolazioni indigene, è bastata una richiesta ed è stato disposto di distribuire tra la gente le foglie di coca confiscate al narcotraffico.

Fonte: La Nación – Autorizan la entrega de hojas de coca para “coqueo” en pueblos originarios de Salta y Jujuy


Piccola postilla linguistica: il coqueo non va confuso con il coqueteo (l’azione di flirtare)

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