ALT!

Il coronavirus ha sorpreso tutti.

Ho amici che si sono trovati nelle situazioni più disparate: una stava comprando casa all’estero, dove si sarebbe trasferita di lì a venti giorni, ma si è trovata bloccata dall’altra parte del mondo dopo avere pagato la caparra. Un altro stava anche lui per emigrare, aveva disdetto l’affitto e si era trasferito “per un mese” da sua madre, e sono diventati tre e rotti, non senza problemi di convivenza tra loro… Uno era venuto in Argentina a fare un mese di formazione, ed è qui da febbraio. Un altro era sul punto di separarsi, ma prima che potesse farlo è rimasto forzosamente “ai domiciliari” con la (presto ex) fidanzata.

Quelli bloccati all’estero qui li chiamano varados, o persone alla deriva, ma non sono altro che persone rimaste loro malgrado in un posto dove avevano intenzione di rimanere solo per poco tempo.

Una mia amica ha venduto il materasso e ne ha preso uno gonfiabile nell’attesa di trovare “quello giusto” definitivo ed è ancora lì che dorme sull’aria. Solo che ha 65 anni e non deve essere comodo. Il commercio online è un’opzione, ma chi comprerebbe un materasso a occhi chiusi?

Ci sono poi alcuni lembi di mondo che si sono trovati tagliati fuori perché accessibili solo passando da un altro stato e le frontiere sono chiuse.

Un caso è Point Roberts, nello Stato del Washington, penisola accessibile via terra solo passando dal Canada. Da quando non è possibile attraversare il confine, questo paesello si è praticamente trovato isolato. Pur essendo nel primo mondo, la località di 1300 abitanti a 35 km più a sud di Vancouver non ha né medici, né farmacie, né ospedali. E ovviamente dipende economicamente dalla possibilità di varcare la frontiera con il Canada.

Un altro caso, che di sicuro non varcherà neanche lui i confini nazionali, è quello di Kolla Condor Huasi de Mecoyita, una comunità di 600 anime nella provincia argentina di Salta vicina al confine con la Bolivia, da cui dipende completamente poiché è l’unica strada percorribile per arrivare a un altro centro abitato dove fare rifornimento di viveri. 150 km in solo 4 ore.

Ma le frontiere con la Bolivia sono chiuse e quindi è da un mese che sono rimasti senza frutta, senza verdura, senza latticini e senza medicinali e la situazione si sta facendo pesante. La Nación intervista un abitante, Benigno Vargas, che ha detto che proverà a raggiungere la più vicina località argentina utilizzando un percorso nazionale, senza transitare dalla Bolivia, se la situazione non si sblocca. Ci dovrebbero volere “solo” 7 ore e passare per tortuosi percorsi di montagna che superano i 5000 metri.

Il signor Vargas, abitante di Kolla Condor Huasi de Mecoyita, sposato e padre di dieci figli

Nella comunità non hanno acqua, elettricità, telefono né televisori. L’unico mezzo di informazione è la radio e, quando il tempo lo permette, arriva un segnale internet dalla Bolivia. Con l’arrivo dell’inverno, stare a 4000 metri non deve essere facile. Il signor Vargas racconta che non sono neanche vaccinati, perché la sanità lì non arriva. Per andare dal dentista, si recano in Bolivia.

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