Il vagito

Questa settimana ho fatto un sogno allucinante: arrivavo in Italia – aka l’anelato Primo Mondo – prenotavo il parrucchiere per adeguarmi agli standard estetici locali (mio malgrado) e con mio grande disappunto mi facevano aspettare lo stesso 45′, una cosa molto argentina. Incazzatura al cubo.

Memore del mio post sulle prime impressioni in patria durante il mio ultimo pellegrinaggio in terra natia, era un parrucchiere dentro un mega centro commerciale con annesso centro benessere e sportivo frequentato da wannabe locali. Inviperita, cominciavo a camminare per quell’enorme struttura alla ricerca dell’ufficio dell’amministrazione / qualcuno a cui importasse dell’insoddisfazione del cliente e percorrevo i campetti di futbol 5 e i campi di badminton (!), passando dalle palestre di ginnastica alle piscine per bambini, finché persino mi infilavo in uno spogliatoio umido e buio riuscendo però a passare sott’occhio.

Persa dentro a quella labirintica e autoproclamata mecca del progresso primomondista – che ai miei occhi era sempre più finta e un fallimento dell’intelligenza umana – tiravo fuori il cellulare per avere un’idea di dove diamine fossi finita: sapete che nel primo mondo Google Maps ha anche le mappe dei luoghi chiusi aperti al pubblico? Ecco, funzionava (!) e nell’angolino dello schermo c’era l’icona del 5G – che qui in Argentina non abbiamo ancora – a riprova che ero nel P.M. ma che, con mio grande disappunto, mal di piedi e frustrazione, ero esattamente all’estremo opposto del parrucchiere, dove probabilmente si erano ormai già dimenticati di me, del mio appuntamento, e della mia sfuriata. Questo non faceva altro che aumentare la mia incazzatura, ma non potevo fermarmi. Nessuno mi sarebbe venuto a salvare: il mio culo fuori di lì ce lo dovevo riportare da sola. Continuavo a camminare, a camminare, questa volta cercando almeno di fare il percorso più breve per tornare da dove ero partita e dove avevo parcheggiato.

Nella penultima stanza della mia marcia-della-frustrazione passavo per una sala massaggi dove una sfilza di lettini neri ospitavano una ventina di clienti/atleti amatoriali e forse no. Avevo quasi oltrepassato pure quel locale quando mi è caduto l’occhio su una maglia albiceleste, indossata da uno con la faccia simile a Cavani. Dapprima tirai dritto, ma sull’uscio feci dietrofront per vederci meglio: dovevo controllare se era una maglia del Racing o della Selección, mi dicevo, perché è facile confonderle (questo è il mio OCD onirico in azione). Ma nel sogno mi riportavo con i piedi per terra: Racing o Nazionale, voleva dire solo una cosa, mi dicevo tra me e me: su quel lettino c’era un argentino!

Remera Racing 2021
Máximiliano Pablo del Racing e la maglia di questo campionato

Alla ricerca di un disperato conforto che sapevo che non avrei trovato, feci il mio rientro nella sala massaggi e urlai: ¡corazón argentino late de vecino!

Ed ecco, cari lettori, il mio primo sogno in spagnolo.


[No, non mi ricordo cosa avevo mangiato e sì, lo so, Cavani è uruguaiano, ma vi ho detto già nell’incipit che era un sogno allucinante!]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...