I now declare you…

Una cosa che non ho mai sopportato sono quelle persone che si descrivono, in un contesto professionale, partendo dalla loro situazione famigliare. Arrivo a capire perché lo possa fare un politico che ha bisogno di empatizzare con i suoi elettori, che probabilmente si baseranno in buona parte su quello per decidere se prenderlo in considerazione come destinatario del loro voto, specie se hanno posizioni molto estreme sulle tematiche della famiglia, ma non mi va giù per tutti gli altri.

La prima volta che mi sono trovata a dovermi inghiottire il disgusto avevo circa 24 anni. Io ero single, precaria e ai colloqui di lavoro mi facevano sempre qualche domanda per capire quanto ero a rischio di maternità. Quelle cose come “dove ti vedi fra cinque anni” (e se rispondevi attenendoti alla sfera lavorativa, aggiungevano “e dal punto di vista personale?”) oppure “con chi vivi?”.

Un collega insoddisfatto del suo lavoro mi aveva chiesto di dargli un’occhiata al CV perché voleva guardarsi attorno. Per chi non ha messo mano al proprio CV negli ultimi 20 anni, sappiate che un asettico elenco della vostra esperienza scolastica e professionale, partendo dalle scuole medie, è sorpassatissimo. Adesso è essenziale creare un incipit accattivante che riassuma in 3-4 frasi chi siete e cosa sapete fare. A seguire, esperienze professionali dalla più recente e fino all’istruzione ricevuta. Che abbiate fatto il classico e siate usciti con 60/60 trent’anni fa non è la prima cosa da far leggere su di voi se volete un lavoro nel 2021.

Dicevo, dunque, che in questo incipit ci si giocano le prime carte per fare colpo sul selezionatore che sfoglia le decine (o centinaia) di CV che gli arrivano per email. Se vincete questa prima mano, il selezionatore scorrerà anche il resto del curriculum per capire cosa sapete fare in concreto e come potreste essergli utili.

Il mio collega ha deciso di esordire indicando che era sposato, rigorosamente con una donna e da almeno un paio di decadi, e che avevano ben tre figli. Come a dire: moralmente irreprensibile. Aveva pure aggiunto di essere molto coinvolto in un’associazione senza scopo di lucro sempre afferente alla sfera famigliare e cattolica. Le prime due frasi di quattro non riguardavano né la sua esperienza lavorativa, né il suo carattere né che tipo di lavoro stesse cercando.

Mi sono chiesta se non fosse illegale, o almeno fuori luogo, indicare queste informazioni personali e allegare una foto perché a me sembrava che giocasse sporco, molto sporco. Era come allegare una foto e giocare la carta dall’avvenenza fisica (non era il suo caso). Ho dovuto convincerlo che in certi posti, per politica interna, già dalla foto allegata avrebbero dovuto scartare il curriculum. Certo mostrare che sei un uomo bianco con la faccia da persona perbene e simpatica aiuta. Ma è sempre una cosa che dovrebbe essere secondaria a quanto sei qualificato per il lavoro per il quale ti stai candidando.

Pur essendo io donna etero (o cisgenere, come si dice adesso) senza aspirazioni di maternità, quella giocata del mio collega mi metteva in forte svantaggio e mi sono ingoiata il rospo per non inimicarmi il collega.

In Italia, chi vedeva il mio incipit, già dall’omissione di quelle informazioni, capiva che non ero “irreprensibile” come lui. Non indicavo la mia data di nascita poiché la ritenevo (e la ritengo) del tutto irrilevante in fase di candidatura, e comunque dalle date relative ai miei traguardi scolastici si capiva benissimo quando avevo iniziato l’università e quanti anni ho. Non specificavo la mia situazione sentimentale, anche quando ero in una relazione monogamica, eterosessuale e stabile, perché volevo essere libera di poter fare quel che volevo della mia vita personale senza doverne rendere conto ai destinatari del mio curriculum.

Ma oltre al mio collega, la carta dei figli e della famiglia stabile la giocano anche le donne già madri di figli grandi – quelle con figli piccoli sanno che sarebbe come spararsi sui piedi esordire dicendo che la loro attenzione non sarà esclusivamente per l’incarico per cui si stanno candidando – giusto per sottolineare che “hanno già dato” (e sono etero) e anzi, sanno gestire molto bene il menage familiare e la vita lavorativa. Se poi queste donne parlano di quote rosa, di aumentare la presenza femminile, di dare voce alle donne, di promuovere l’inclusività e di ampliare il pubblico senza escludere nessuno, a me sale il disgusto doppio perché sembra quasi che vogliano prendere le distanze da quelle più giovani o che meno si conformano al compasso morale cattolico occidentale.

Come quelle che dicono “sono una mamma” oppure “mamma e manager” o che pure su Linkedin, nella succinta frasetta in grigio sotto al nome e cognome, sprecano i caratteri per indicare “Mother of three, Wife of Marcus” seguita da frasetta con una delle seguenti:

  1. Nome del college/università che hanno frequentato o del soprannome della locale scuola di football (“Go pirlaz!“, “Boston Alumni“, “UCLA graduate“)
  2. Nome del luogo di origine
  3. Nome di un hobby (“fitness mom” oppure “enthusiastic trekker“)

Per intenderci, nella versione al maschile italiana, sono quelli che scrivono “Juventino dalla nascita” e “papà di Alice”.

Se vogliamo espandere sulla questione del fair play lavorativo, vi confesso che mi costa accettare le quote rosa. Ovviamente vorrei vedermi scelta perché sono brava e non perché sono donna. Ma ci siamo già arrivati, a quel punto?

Ormai più che di quote rosa sarebbe più corretto parlare di quote “diverse” e includere non solo le donne, ma chiunque sia svantaggiato rispetto a un maschio etero bianco, così il bacino di candidati si amplia notevolmente. Ma anche in questo caso, sono moralmente combattuta: “imporre” queste quote non è forse discriminare e discriminarsi, ossia tutto il contrario dell’accettazione, dell’inclusione e integrazione?

A voi la tastiera!

4 pensieri su “I now declare you…

  1. Vado fuori tema forse. Siamo dappertutto, specie in Europa in surplus di domanda rispetto all’offerta di lavoro. Ragion per cui, non potendo fare i banditi, so ricorrere alle spft skills, anche nella scrittura dei cv, come nel caso da te menzionato. Soft skills al mio paese si traduce con paraculismo. Una volta una cosa quasi da vergognarsene, oggi totalmente sdoganato. Francamente non ho capito poi bene il tuo collegarti alle quote. Per cui mi astengo dal rispondere. Se ho capito bene, le quote sono una discriminazione. Certo che lo sono. Sono una forma di discriminazione in verso opposto a quello che vogliono combattere. È come rispondere ad un vaffa con un’altra espressione non volgare ma ugualmente lesiva.

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    1. Il collegamento è che ho visto fare la stessa cosa da una donna in politica che nella sua presentazione esordiva come “madre di due figli” e sotto di volersi impegnare per le quote rosa e l’inclusività. L’ho trovato istintivamente ipocrita. L’intenzione è nobile, ma mettere il piede davanti esordendo con quei dettagli mi è sembrato… un autogol.

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      1. Come diceva una volta uno dei tanti politici ignoranti italiani: cerchiobottista. Con una mano va sul classicheggiante (la famiglia), con l’altra sul politicamente corretto (le quote e i distinguo).

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  2. Ciao, la storia del concetto delle quote rosa esteso a tutto quello che è diverso dal “maschio, bianco ed eterosessuale” è una provocazione vero? 😊
    No, perché io le quote rosa le abolirei subito già partendo da quello che sono ora, perché francamente mi sembrano un’offesa per voi donne e per la vostra intelligenza.
    Ti faccio un esempio: qua a Roma abbiamo un nuovo sindaco dopo 5 e più anni di governo cittadino guidato con pessimi risultati da una signora. Io so già che il nuovo sindaco nello scegliere i suoi assessori dovrà impelagarsi nelle quote rosa, e magari dovrà scartare qualcuna/qualcuno in gamba solo per colpa di questo meccanismo. Io invece vorrei che nella giunta ci fossero solo una decina di persone capaci di rilanciare l’immagine della città, far andare i trasporti pubblici, tappare le buche delle strade e tenere il tutto decentemente pulito. Queste 10 persone circa per me potrebbero essere tutti uomini, tutte donne, tutti transessuali, tutti bianchi, tutti neri, tutti etero, tutti gay, tutti cattolici osservanti, tutti atei miscredenti, ecc… ecc…, basta che facciano le cose sopraelencate in modo accettabile e con un po’ di zelo. Altro che quote rosa! 😊

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