La copia

Elogio della copia: la copia sarà pure carente di creatività, originalità, sforzo dell’autore… La copia potrebbe anche uscire meglio dell’originale se chi copia è un artista a sua volta. Solo chi copia osserva davvero nel dettaglio più minuzioso l’originale, forse più dell’autore che potrebbe avvere commesso inconsapevolmente un errore o un colpo di genio. La copia è rapida, indolore e dal risultato noto a priori. COPIATE!!!

In Italia si copiano soprattutto le tesi, gli articoli di giornale e il look altrui. In Italia non si copiano i modelli istituzionali o burocratici stranieri, leggi, i siti web istituzionali, i siti web in generale. Invece ci sarebbe proprio bisogno di questo!

Quando in Italia si tenta di copiare una procedura o un sito web straniero, nel tentativo di migliorarlo vengono sfregiato, privato della sua intrinseca semplicità che all’occhio italico risulta semplicismo.

Gli italiani hanno la sindrome di Leonardo: sono tutti creativi, artisti, rivoluzionari a modo loro. Eppure la copia (o lo studio attento del lavoro altrui) è ciò su cui si può costruire il progresso nella scienza, nella tecnologia e nelle arti.

La PEC

Metti per esempio la PEC. Nessun altro paese al mondo usa la PEC, che sta per Posta Elettronica Certificata. Nel genio italico che l’ha concepita, la PEC è una specie di supercasella di posta elettronica volta a sostituire la posta raccomandata mediante protocolli di crittazione sicura sia dal lato mittente che dal alto ricevente. Anziché spendere 5 euro per inviare una raccomandata, se ne spendono (minimo) 5 all’anno per avere una casella PEC e mandare tutte le email che si vogliono con valore legale.

La genialata ha valore legale quando sia il mittente che il ricevente hanno questa casella PEC. Se uno dei due non ha la PEC, allora lo scambio informatico di informazioni non ha il medesimo livello di sicurezza e l’ufficialità decade. Inoltre, le PEC possono essere configurate anche per ricevere email normali… oppure no. Ciò non è noto a priori al mittente. Il che è una perdita di tempo per chi manda perché si vede rimbalzare l’email e obbliga il ricevente ad avere due caselle di posta: una PEC e una non PEC, in modo da potere ricever email anche da chi vive nel PEC-cato.

Come siete indietro all’estero! Questo mi ha detto un dipendente pubblico italiano che insisteva, al telefono, nel ricevere la mia richiesta via PEC. Ho atteso invano che lui espletasse la mia richiesta per due mesi, ma il dipendente, indefesso, era fermo sulla sua posizione: o PEC o niente.

E che PEC sia, perdiana! Non sarà l’ultimo in cui mi imbatterò e che insisterà per ‘sta benedetta PEC.

Confesso che già il fatto di dovere pagare per mandare quella che a me ancora sembra un’e-mail, anche con tutti i cazzi e mazzi informatici, mi sembrava la solita castroneria all’italiana più che la nuova ruota, per cui partivo prevenuta.

Confesso pure che in un momento di orgoglio plebeo, essendo riuscita mesi addietro a fare lo SPID dall’estero con le Poste dedicandovi due giorni perché il chip del passaporto non si leggeva se non pregando in runico, e poi c’era errore di connessione con l’app delle Poste e bisognava ricominciare da zero, ho deciso di fare la PEC con le Poste. Dio mio che errore da principiante! “Di tutti i fornitori di PEC, vai a sceglierti proprio le Poste che non hanno mai avuto un servizio clienti degno di questo nome?” – mi sono chiesta ripetutamente questo fine settimana, sentendomi un po’ come Tafazzi.

Perché una volta fatto il pagamento della PEC delle Poste, rigorosamente con carta di credito (quella di debito non l’accettano… schizzinosi!) arriva la sorpresa: per perfezionare il contratto bisogna inviarlo VIA FAX a Roma. Il fax… questo ricordo impolverato degli anni 2000 (parliamo di vent’anni fa!!!). Lo usano solo gli uffici italiani e mio padre, che forse dovrei smettere di prendere in giro per avere ancora un fax perché, negli anni, mi ha salvato una e un’altra volta ancora.

Mandato il fax (…), dopo ben tre giorni lavorativi dicono che non ho allegato tutte le pagine del contratto. Ma belin, lo sai che il fax si paga a pagina e il tuo cazzo di contratto ne ha 11? E che nell’intestazione c’è scritto il numero di contratto, per cui non ci sono dubbi su cosa abbia firmato.

Da quando sono all’estero (otto anni) non ho mai, dico MAI, firmato un contratto mandandolo per fax. E vivo nel Sud America, tanto per dire…

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Il contratto si può anche mandare per email all’indirizzo PEC delle poste, ma guarda caso, la casella delle Poste è piena e il messaggio rimbalza…

Si può anche inviare tramite il formulario di contatto Scrivici, ma – attenzione! – bisogna rinominare il file PDF del contratto perché il sistema delle Poste non accetta di caricare PDF con il nome del file generato in automatico dal medesimo sistema delle Poste! Signori, un applauso!

Oltre al contratto firmato, in tutte le sue undici pagine dove c’è scritto che il recesso è solo a mezzo raccomandata (!!!!!!!) e il rinnovo è automatico (!), bisogna mandare anche la carta d’identità. La carta d’identità… vogliamo davvero parlarne?

La carta d’identità… di carta

Si può cambiare la foto della carta di identità?

Noi residenti AIRE extra-UE abbiamo ancora quella di carta. Sì, quella grossa come un tramezzino e rosa, con la foto bella grande che dura dieci fottutissimi anni. La mia è stata fatta con le occhiaie del jet lag e una macchina fotografica da pensionato brianzolo in vacanza in Riviera romagnola. In un negozio di ottica, per 7 euro, che i negozi di fotografia sono praticamente estinti. Eh!

Pure la carta d’identità è stato un grande cinema: appuntamento in Comune solo per telefono. Tempo d’attesa per l’appuntamento: 10 giorni in un comune di 10 mila abitanti perché “bisogna preparare la stampante speciale per le carte d’identità vecchio stile”.

Il giorno dell’appuntamento, l’impiegato comunale mi chiede tutti i dettagli personali che sono già indicati sulla vecchia carta d’identità, che gli ho appena consegnato:

– “Altezza?”

-“Sempre 176, come c’è scritto sulla vecchia”

-“Indossa le scarpe?”

-“Ho le infradito piatte.” – e alzo i piede perché veda dallo sportello.

-“Altezza: centosettantacinque.

-“…”

-“Colore dei capelli?”

-“C’è scritto pure quello: biondi.”

-“Capelli: ca-sta-ni.” – scandisce mentre digita al computer.

-“Come castani, scusi? Non può mettere biondi? Sono sempre stata bionda.”

Mi ignora e mi dice il totale: -“Tre euro e sessantotto centesimi di bollo”.

Gli passo i soldi esatti, in monetine fino all’ottavo centesimo di euro. Lui solleva il sopracciglio, aspettando l’occasione per esplodere perché spera che io non abbia capito o di cristare perché lui non ha il resto. Colgo la sua delusione e sconfitta quando realizza che i soldi sono giusti e non c’è motivo di lamentela. Grugnisce “Bene” e comincia a incollare la foto, stampare il cartellino rosa, timbrare ecc. Poi me lo schiaffa sul banco e mi dice: “Arrivederci”.

-“Vaffanculo anche a lei, e a fra 10 anni.”, rispondo (o vorrei rispondere) ed esco.

Mi giro e rivolgendomi a mia madre, che mi aveva accompagnato, e le dico “Ma ‘sto tipo ha sempre ‘sta faccia da culo?”. Lei risponde: “Pensa che è stato fin gentile con te. Forse perché c’ero anche io. Siamo coscritti“. Andiamo bene…

Vacanze 2021

Ma come ho fatto a resistere 30 anni lì?!

Lo SPID

Lo SPID è pure ‘n’artra roba tutta italica. Sì, anche all’estero ci sono delle identità digitali. In Argentina, se un’app instituzionale richiede di verificare l’identità del cittadino è prevista una verifica automatica: ci si inquadra con la fotocamera del cellulare e si eseguono delle istruzioni impartite dal sistema: gira la faccia a destra, fai l’occhiolino, alza il braccio sinistro, sorridi… cose così.

Chi è all’estero e ha bisogno dello SPID, come è capitato a me per potere accedere a un certo sito pubblico, non potendo fare la verifica dell’identità presenzialmente, è costretto a usare l’app di Poste Italiane e il microchip del passaporto (o della CIE, per chi ce l’ha).

Come Fare lo SPID con Poste Italiane

Piccolo dettaglio: l’app di Poste Italiane è disponibile solo sull’App Store italiano. Chi vive all’estero, deve prima passare dal suo App Store straniero a quello italiano. Cosa che si può fare solo se si ha saldo zero (ma pure tu, Apple di sto c….!!).

Speso tutto il credito, sono potuta passare allo store italiano, scaricare la benedetta app, ritornare al mio App Store straniero e trastullarmi con l’app di Poste Italiane per 2 ore buone di una domenica pomeriggio più il lunedì successivo. Perché tutto il processo si può fare dall’estero solo usando il chip di un documento italiano e dove sta il lettore di chip? Se siete fortunati e avete uno smartphone moderno, il vostro cellulare può leggere il chip con la tecnologia NCF. Benedetta mia madre che mi regalò un iPhone!

Siccome siamo italiani, ti chiedono tutte le informazioni possibili, scelta del nome utente, password, domande di sicurezza ecc. Tutte cose che, si badi bene, vanno inserite solo da cellulare, poiché la richiesta tramite il sito web delle Poste si può concludere solo con la verifica dell’identità presenziale presso uno sportello postale. Se volete fare dall’estero, si usa la app e tutta la manfrina va fatta interamente da telefono.

Ovviamente… io l’avevo iniziata da computer, con l’idea di terminarla dalla app. E sempre ovviamente, per poterla fare dalla app non ci devono essere richieste avviate dal computer. E sempre ovviamente, per annullare una richiesta avviata dal computer, un operatore delle Poste deve dare l’okay e ovviamente la domenica lui non lavora.

Quindi il tutto è stato sbloccato lunedì.

Lunedì, ricevuta la comunicazione che ero libera di rifare la procedura dall’app delle Poste – per me come la mattina di natale – ero alla scrivania con il cellulare appositamente caricato al 100% la sera precedente, il passaporto e lo zen del Dalai Lama. Pigia-pigia “Nome… cognome… data di nascita… email… ecc.” APPOGGIARE IL DOCUMENTO SUL LETTORE.

Mi sento come Indiana Jones davanti al tesoro: l’ultima sfida prima della conquista. Appoggio il passaporto: chip non letto. Sfrego un po’. Errore lettura chip. Googlo: “Dove è il chip nel passaporto?“. Ruoto il passaporto e lo faccio fornicare ancora un po’ con il dorso del telefono. LO HA LETTO!

Ma la mia data di nascita è sbagliata: il giorno è sfasato di 1. Mi chiede di confermare i dati letti. Correggo la cifra del giorno: sarà una specie di verifica? L’App di Poste Italiane come il test del Mensa? Non credo siano tanto svegli, ma chissà. Incrocio le dita… timeout connessione. Ma porca paletta!

Rifaccio la procedura un paio di volte e finalmente va in porto.

Ora capite perché c’ho l’orgoglio SPID? Due lauree, un master, due giorni e uno SPID.

10 pensieri su “La copia

    1. Quando hanno attivato la PEC, non ti dico! Ci è voluta una settimana, ma ce l’ho fatta. Ormai tutti i contratti di acquisto si firmano selezionando una casella su schermo e facendo clic su Accetta. Le Poste sono ancora negli anni ‘90.

      Piace a 1 persona

  1. Capisco le vicissitudini con Poste Italiane, ma fra il “gira la faccia a destra, fai l’occhiolino, alza il braccio sinistro, sorridi…” e la SPID preferisco la SPID. Inquadri il codice QR e vai…
    Ah, ho anche io la SPID di Poste Italiane. Una volta che ce l’hai, funziona decentemente.

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    1. Lo SPID fatto da remoto è stato lunghino. I movimenti per la verifica dell’identità si fanno solo una volta per attivare il servizio, non tutte le volte. Comunque ho sentito persone lamentarsi che gli anziani o persone con difficoltà motorie non riescono a fare la verifica dell’identità con la app

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  2. Quando ho dovuto fare lo Spid (per alcune cose anche vivendo all’estero mi e’ purtroppo necessaria) ti dico solo che per tagliare la testa al toro ho preso un volo infrasettimanale Barcellona-Firenze e sono andata alle Poste per farlo presenzialmente… faccio tutto alle Poste e l’addetta mi dice che mi arrivera’ un link via mail su cui dovro” cliccare per terminare il tutto… bene… questo a fine maggio… il link non arrivavava e io ovviamente tornavo a Barcellona..al telefono l’assistenza dice che ci sono stati dei problemi tecnici che non riescono a risolvere (ma dai???!!!) Per cui dovro’ rifarlo d’accapo… non sapevo se ridere o piangere… risultato il link mi arriva a luglio!!! Giuro! Un giorno a luglio apro la mail e vedo una mail delle Poste col link, dopo 2 mesi! Ma ti pare una roba normale??!!

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    1. Non ho parole! Allora sono stata fortunata! Vorrei che in Italia si domandassero come mai nessun altro paese ha inventato lo SPID e la PEC… anziché considerarsi troppo avanti!

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      1. E’ una roba ridicola. Qua in Spagna esistono cose simili digitali ma ho fatto tutto molto piu” agilmente andando una mattina all’ufficio apposta o addirittura si poteva fare per videochiamata con l’operatore o autenticandosi nella pagina web preposta. Risolto in tipo 24 ore. La PEC non esiste proprio se tento di spiegarla qua mi prendono per pazza.

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      2. L’unico motivo per cui ho fatto la PEC è che per lavoro alcuni uffici pubblici italiani mi chiedono di inviare le richieste per PEC altrimenti non le evadono. Adesso molti comuni richiedono di utilizzare la PEC quando il cittadino iscritto AIRE presenta qualche richiesta, lasciando interdetti gli italo-qualcosa. Ho provato a spiegare che la PEC è come l’email, ma “meglio” senza capire neanche io cos’ha in più (ok la crittografia e qualche altra palla, ma se tutto il mondo ne fa a meno…)

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