Delitti di gola

Mi dichiaro colpevole. Sicuramente c’è qualche nonna messicana che si rivolta nella tomba per la mia guacamole, e una nonnina cinese che ha patito per i miei rice vermicelli dell’altro giorno. In America Centrale sulla pizza ci mettono tutto quello che la natura gli offre, dal mais al pollo all’ananas. In Argentina ci mettono i cuori di palma.

Stanno spuntando come funghi nuovi posti di pizza che propongono (finalmente!) qualcosa di diverso dalle solite dieci pizze argentine. La scorsa settimana ne abbiamo provato uno con oltre 50 pizze sul menù, tra cui quella con l’ananas che chiamavano “Centro-Américana”. Gomitata antipatichella o venduti per soldi? A me non sembra tanto diversa da quella con i cuori di palma che è comune in Argentina.

Non vedo molta differenza tra condire la pizza con mais e maionese, con cuori di palma e salsa golf (mix di maionese e ketchup inventato a Mar del Plata), o con ananas. Sono pronta a provare la pizza con l’ananas!

La pizza con mais e maionese, detta “pizza mimosa“. Qui la ricetta in italiano.
La pizza “palmitos y salsa golf” è un classico argentino. I cuori di palma possono essere tagliati longitudinalmente o trasversalmente in rondelle. Si serve con salsa golf a parte, per un condimento extra.
La pizza hawaiana (ananas e prosciutto). Nonostante il nome, è stata inventata in Canada, spiega la Cucina Italiana in questo esaustivo articolo sul tema.

Un altro topping della pizza popolare in Argentina è l’uovo sodo sminuzzato, che accompagna la pizza al prosciutto e peperoni. Rende la farcitura morbida e “allunga” il sapore. Ovviamente, tenuto conto che un uovo ha più di 100 calorie, le pizze con l’uovo duro sono una botta. Ma non è molto diverso dalla nostra Bismark (uovo e pancetta).

Pizza con huevo duro

Su Instagram vedo una pletora di video “My Italian husband reacts to pineapple pizza” o “My Italian roommate tries pineapple pizza”. Avete rotto il c….. Era simpatico agli albori di internet, ma ormai sapete quanta gente ha scritto post in merito? Pubblicato foto e meme? Girato video “divertenti” (manina che si gratta le costole) su reazioni di italiani a stranieri che bevono il cappuccino dopo le 11 del mattino.

Vivete e lasciate vivere!


Ieri sera siamo andati in una pizzeria che ha aperto di recente con una proposta originale: proporre tanti tipi di pizze di diverse parti del mondo: la pizza romana, la napoletana, la siciliana, ma anche quella di New York grandissima e sottile, con le fette luuuuunghe da reggere con due mani, quella di Chicago coi bordi altissimi, tipo torta salata, ma con la base sottile, farcita con una salsa di pomodoro speziata e quella di Detroit rettangolare, con il salame “pepperoni” e alta, la pizza argentina a la piedra (sottile) o al molde (in teglia), l’immancabile fainá in porzioni, e la napoletana con nutella.

Fuego Pizza del Mundo, Gurruchaga 1632, CABA – ▶︎ Menù ◀︎

Noi ci siamo ben guardati dall’ordinare italiano e gli argentini si son ben guardati dall’ordinare argentino. Quasi tutti i commensali optavano per le pizze italiane o statunitensi.
Dato che la Chicago l’avevamo già provata in un altro locale (Chicago Style Pizza, Villa Devoto, CABA) e non ci aveva entusiasmato, abbiamo optato per una Detroit, una porzione di Margherita in stile newyorchese e una di fainá.

Ne siamo usciti strapieni, soddisfatti e con la voglia di tornarci. Il locale era pieno, forse perché era il Día del amigo (20 luglio) o forse perché ne hanno parlato di recente sul giornale. Eppure… un amico statunitense, sul suo blog ha stroncato tutte le pizze americane sul menù. La salsa di pomodoro dal sapore sbagliato, l’impasto che non è fedele all’originale, il salame pepperoni che in realtà è la banale longaniza argentina… Il nostro sarà stato un caso di blissful ignorance (beata ignoranza) o di fame da porci.

Curiosa di sapere l’opinione degli argentini sulle “loro” pizze, tenuto conto che, almeno per quelle, giocano in casa, mi sono letta alcune le recensioni del locale su Google. I commenti negativi riguardano la lentezza del servizio (è vero, dovrebbero mettere almeno 1-2 camerieri in più e persino le bevande ci hanno messo un sacco ad arrivare, le pizze ancora di più!) e il prezzo. A me non è sembrato caro, ma siamo anche andati con il dollaro a 317, per cui 5 euro per una Detroit pizza (quella rettangolare qui sopra, 8 porzioni) era un regalo. Diverso andarci con il dollaro a 200…

19 pensieri su “Delitti di gola

  1. Isa, mi autoinvito. Che rottura gli italiantaleban sul cibo… se poi dici che la migliore pizza della tua vita l’hai mangiata una a Mendoza e l’altra a Montreal… rischi un processo in direttissima al tribunale del popolo.

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      1. cugino acquisito napoletano: ad un mio post su FB in cui faccio notare un po’ troppa permalosità dei napoletani sulla questione pizza tirata in ballo da un pirla in cerca d’autore come quello della Formula1 (non ricordo il nome, ne voglio ricordarlo), dopo che i napoletani additarono i bolognesi un anno prima di eccessiva permalosità i bolognesi circa le variazioni del ripieno dei tortellini (chi di speda ferisce di spada perisce), risponde con: hanno offeso il mio popolo e quindi me… per i topping sulla pizza?!?! Che gioia vivere all’estero. W la pizza argentina, w la salsa alfredo, w le polpette con la pasta, w la buonissima milanesa alla napolitana, la pizza coi cuori di palma, e la soprattutto viva la buonissima pizza la tegamino di Mendoza. W la libertà.

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      2. Ho avuto un altercato accesissimo con un cugino riguardo alla ricetta del ragù alla bolognese, mentre stavamo mangiando una teglia di lasagne fatte da sua moglie (italiana, ma non bolognese). Il mio crimine? Avere domandato se nel ragù ci mettesse il latte. La mia domanda nasceva da un fatto semplice: con mia sorpresa, nella ricetta depositata alla camera di commercio di Bologna è previsto, ma io lo ignoravo completamente. Mi ha coperto di insulto dicendo che il ragù è francese “e che vuoi che ne sappiano i bolognesi non ci va il latte e punto. Il latte ci va nella besciamella”. Ma io ho detto: lo so che il latte ci va nella besciamella, sto solo chiedendo se nella sua famiglia mettono il latte per capire se ero l’unica ignorante che non sapeva di questo ingrediente. Inutile sforzo conciliatorio: alla discussione si sono uniti anche gli altri familiari rincarando la dose. Ma alla fine la motivazione era “me l’hanno insegnato così”, senza nessuna disquisizione culinaria sul perché potrebbe essere opportuno il latte (ho poi scoperto: per smorzare l’acidulità del pomodoro) o sulla storicità della ricetta. Mi sono davvero incazzata e gli ho detto che dovrebbe imparare a mediare nelle discussioni anziché fare muro contro muro. Impossibile. Ha semplicemente ribadito “se non ci vuole, non ci vuole. Perché lo dico io”. Ma vaff!!

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      3. Isa, come al solito con me su questi argomenti, sfondi porte già aperte. Il fatto che i “rimasti in patria”, in una loro gran parte, si inalberano con furore su queste cose, ed ovviamente fregandosene di cose molto ma molto più serie, e che reputano fondamentali per il loro orgoglio di cittadini gli ingredienti di una ricetta, mi da una prova inconfutabile che in Italia si è arrivati all’ultimo piatto: la frutta. E quella non c’è ricetta che tenga. Lasciali stare. Spero sia avvenuto in Italia questo alterco, così non vedrai spesso il “patriota” troppo spesso.

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      4. È stato imbarazzante. Io sentivo proprio che non capissero la mia domanda (io stavo solo chiedendo, per condividere la mia curiosità quando lessi di quel dettaglio) e cercassero in tutti i modi di farmi sentire ignorante e completamente persa di fronte alla gastronomia italiana. Credo di avere pure detto, a un certo punto, di smetterla di parlarmi come se fossi straniera…

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      5. Piena empatia Isa. Fanno lo stesso con me e lo hanno sempre fatto, appena esci dai loro bias. Io lo chiamo il “bias del branco”. Fregatene. In Argentina, le due volte che sono stato, sempre mangiato bene, e in compagnia di amici e divertendosi. La pizza è un rito di condivisione come il mate, non il surrogato contemporaneo delle poesie di Foscol come pensano taluni in Italia. Primo viaggio in Argentina, al ritorno destinazione Milano. Mi ritrovo due coppie di 50enni, che avevo beccato sull’aereo d’andata che andavano li per turismo. Scenetta tipica da terroni (nonostante fossero milanesi, ovviamente vestiti come dovessero andare al gala del telegatto e mediamente di alta istruzione) dopo 3 settimane che non vedevano italiani, al vedermi fanno quasi una sceneggiata in stile Mario Merola, neanche lì conoscessi da 20 anni, dopo 5 minuti che parlano (solo loro) facendo l’elenco dei posti visitati.. mi fanno: ed ora arriva il più bello. Chiedo: cosa? Finalmente torniamo in Italia. L’Argentina è bella, ma manca il top: il piatto di pasta. Come scritto nel mio ultimo post: mi arrendo.

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      1. Sì, decisamente di formaggi ce n’è per tutte le tasche, soprattutto quelli fusi. Quelli grattugiati (tipo il loro parmigiano o grana) li vendono in bustine già grattuggiati e li tengono dietro la cassa non refrigerati perché “beni di lusso”. Stanno lì con le lamette Gillette, lo zafferano, gli spumanti più cari.

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    1. Ripensavo oggi all’accanimento contro il cappuccino: i miei nonni si facevano cafe latte con pane per cena. Sarà stato un retaggio della guerra o per rimanere leggeri a cena o per non cucinare. Beati noi che ci possiamo bere tutti i cappuccini che vogliamo a qualsiasi ora!

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      1. Mi hai aperto un cassetto dei ricordi…anche in casa di mia zia, lavorava solo lui e avevano 5 figli , la sera pane e caffè latte la sera. Vuoi mettere un buon cappuccino? Non c’è storia.

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