So Argentina!

In questo grande e piccolo paese allo stesso tempo, a seconda che si consideri la sua estensione o la sua importanza nel mondo, la vita è molto diversa che in Europa. Per ovvie ragioni geografiche siamo distanti dal resto del mondo, per ragioni economiche interne le importazioni sono frenate a suon di dazi, balzelli, cambi arbitrari. Il risultato è che le merci disponibili in Argentina sono per lo più quelle prodotte localmente. Uniteci l’inflazione galoppante che rende un mezzo suicidio avviare un’attività industriale e capirete perché qui c’è poco assortimento. I produttori di spugne sono una manciata, così come quelli di carta igienica, di detersivi, di posate, di pneumatici.

Sembra di descrivere un paese socialista dell’Est Europa ed è proprio così. Vai a casa di qualcuno e hanno le tue stesse cose. Guardi un film e ci ritrovi gli stessi oggetti che hai intorno. Incredibile! Eccone una rassegna.

La spugna Ballerina

Il panno giallo è immancabile nei bar e nelle case argentine. È un quadrato peloso color giallo brillante grande 40×40 cm. Per economizzare, qualcuno lo taglia a metà o in quarti, anche perché è ben grosso per gli usi di una cucina domestica. Lo vendono persino gli ambulanti. Ballerina è la marca più famosa e poi ci sono i cloni, ma tutti lo conoscono come Ballerina indipendentemente dalla marca.

Il panno di “franela”

Il compagno secco del Ballerina. È un panno in flanella per spolverare, preferibilmente il legno, rigorosamente di colore arancione brillante. Ha delle cuciture basiche lungo il bordo e di solito sono già scucite nel negozio. Lascia un sacco di pelucchi, ma è quel che c’è e bisogna farselo andare bene.

Lavandina (candeggina)

Dio solo sa perché gli argentini (e mi sembra di capire anche gli altri latini) abbiano una passione per la candeggina. Qui in Argentina si chiama lavandina, mentre nel resto del mondo ispanofono la incontrate con il nome di lejía. È venduta in bottiglie di plastica di color giallo. La marca più conosciuta e venduta è Ayudín, che ha il 60% del mercato. La seconda marca, Querubín, è stata denunciata da Ayudín per plagio del disegno sulla confezione; i giudici hanno dato ragione a Querubín, che potrà così continuare a detenere il 35% del mercato. Se avete fatto i conti bene, due sole marche costituiscono il 95% del mercato di candeggina!

Con il tempo, alla lavandina clásica hanno aggiunto alla gamma le versioni concentrate, gel, alla lavanda e al limone, ma la preferita è la clásica, che è anche la più economica. È un imprescindibile della vita domestica argentina e fa parte dei prodotti venduti a prezzo calmierato (precios cuidados).

La lavandina stinge impietosamente ed è responsabile di almeno 3-4 capi buttati ogni anno dalla sottoscritta. Io non la uso, ma è così utilizzata dagli altri, che basta una goccia accidentale, una superficie pulita con la candeggina e poi bagnata quando mi ci appoggio per macchiarmi i vestiti. Ho scongiurato mio marito di smetterla di comprare la candeggina ma non c’è verso. Fa parte del DNA argentino. La capacità di macchiare è una garanzia del potere di distruggere batteri e patogeni, per cui: avanti così.

Le posate Tramontina

Marca economica brasiliana di posate che è onnipresente nei locali e nelle case argentini. Le linee di base hanno le parti in metallo così malleabili che uno dei gesti tipici di quando ci si siede a tavola è raddrizzare la forchetta (tenedor).

Le scarpe Topper

Marca locale di scarpe da ginnastica (zapatillas). Mai provate. Mio marito ricorda di avercele avute ai piedi per tutta la sua infanzia. Gli adulti invece preferiscono Nike e Puma. La Nike ha anche una fabbrica in Argentina e i modelli prodotti localmente costano meno della metà dei modelli importati (oltre i 100 USD) ma sono di una qualità spaventosa.

I fazzoletti Elite

Marca di prodotti di carta che comprende fazzoletti, tovaglioli, carta da cucina. Lider indiscusso del mercato dei fazzoletti, unica a vendere fazzoletti a tre strati. Nonostante ciò, vanno piegati in due per soffiarsi il naso se non ci si vuole ritrovare con il muco sulle dita.

I tovaglioli che non assorbono

I tovaglioli di bar e pizzerie sembrano fatti di carta cerata e non assorbono. Piuttosto, contribuiscono a spalmare lo sporco sulla bocca e sulle mani. Gli stranieri e i locali se ne lamentano sempre, ma sono ormai così parte della cultura locale che sono diventati un punto d’orgoglio per gli argentini.

“A pesar de que se podría decir que son prácticamente impermeables al agua -y no corren mejor suerte con la grasa- no creo que haya que reemplazarlas, pero sí tener una opción de un papel como el tissue. Me encanta mantener ciertas idiosincrasias que forman parte de un imaginario colectivo y poder explicarlo también, es como cuando explicás la milanesa a la napolitana, algo que ni los tanos entienden y adoran esas historias”, aseguró Ferrari, quien también rescató otro valor de las servilletas de seda, que son fáciles de reciclar y de estibar.

La triade cervecera: Quilmes, Brahma e Iguana

Desta sempre molta ilarità negli argentini all’estero il prezzo della birra Quilmes nei ristoranti argentini oltreoceano. Venduta come un prodotto tipico e quindi pregiato, in patria è la birra più comune e tra le più economiche. Ancora più economiche (e scarse) sono la Brahma e l’Iguana.

Il Fernet Branca

La bevanda alcolica più venduta nel paese, dopo la birra e il vino, è il Fernet che si usa per preparare il cocktail d’elezione dell’Argentina: il Fernet Cola. 30% Fernet e 70% Coca-Cola, ma alcuni fanno 50-50 (tipo a Cordoba). La coca può essere normale o senza zuccheri (Coca Cero), ma rigorosamente marca Coca-Cola. E tanto rigorosamente il fernet deve essere della Branca. Esistono altre marche di fernet, ma nessuna è popolare quanto la Branca. Se è fernet, deve essere Branca.

Il digestivo conta quasi un secolo sul mercato locale e a Córdoba si trova l’unica fabbrica della Branca fuori dall’Italia, ma si è convertito un éxito total negli anni ’80, quando hanno iniziato a combinarlo con la Coca-Cola (presumibilmente per diluirlo, non è mica economico!).

Oggi, di fernet se ne consumano 56,4 milioni di litri all’anno solo in Argentina. Se contate che la popolazione nazionale è di 40 milioni, in media, almeno un litro all’anno a testa!

Questi sono solo alcuni prodotti che mi sono venuti in mentre per questo post. E voi, che altri prodotti tipici avete avvistato in Argentina?

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8 pensieri su “So Argentina!

    1. Ridi e scherza, ieri parlavo con un imprenditore romano e gli ho detto che alla fine, con tutti i difetti che ha questo paese, siamo qui entrambi da anni e facciamo le nostre vite. Mentre in Italia…

      Piace a 1 persona

    1. Interessante questa cosa di berlo caldo, non l’avevo mai sentita. Come lo scaldava?
      Qui lo bevono come aperitivo, per accompagnare i pasti e come cocktail dopo cena, per esempio quando si esce a bere o si va in discoteca. Sempre con il ghiaccio e la coca. Se pensi che anche la coca è nata come bevanda digestiva, dovrebbe funzionare come l’idraulico liquido e sturare le budella. Io non ho notato particolari benefici digestivi e la quantità che se ne consuma non lo rende particolarmente leggero. Un bicchiere di Fernet Cola apporta 400 calorie, un sacco!

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  1. Uso stracci simili alla Ballerina per pulire in casa. Ho comprato una confezione due anni fa e ancora ne ho. Il Fernet andrebbe rivalutato, gli amari, con tutte le erbe che ci mettono dentro, sono particolarmente curativi.

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  2. I coltelli da cucina Tramontina ci sono anche in Italia, e me li ricordo da sempre. Avendo superato i 60 anni direi quindi che sono una presenza fissa da un bel po’. Me li ricordo da piccolo, quando mi stupivo di vedere in casa coltelli “Made in Brasil” e mi chiedevo come mai dovessero venire da così lontano. Ma devo dire anche che la qualità non è male, probabilmente la linea “for export” in Europa è decisamente migliore di quella “for export” in Argentina.

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