Fuera Uber!!!

Da quasi un anno Uber è arrivato in Argentina.

Esiste in Italia? Si tratta di un’app attraverso la quale si possono acquistare passaggi in auto forniti da privati. Non è il car sharing, dove si condividono i costi: è come un servizio di taxi privato ma non commerciale. Il conducente ci guadagna, ma non è una attività commerciale riconosciuta.

Suona contraddittorio? Lo è. 

A Buenos Aires hanno cominciato a protestare contro Uber ancor prima che diventasse operativo. I tassisti sono scesi in piazza e hanno portato Uber in tribunale. Il giudice si è espresso a favore di Uber. I tassisti sono scesi di nuovo in piazza. Hanno attaccato l’adesivo FUERA UBER!!! sui loro parabrezza posteriori. E hanno cominciato ad aggredire le auto private che viaggiavano con un passeggero dietro pur avendo un posto libero a lato del conducente.

E ora hanno chiesto la prigione per il CEO di Uber Argentina.

Dopo circa un anno dal lancio di Uber in Argentina, i tassisti sono più agguerriti che mai.

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E allora i remis?

In Argentina è molto popolare un altro servizio di trasporto che si chiama remis e che potrebbe essere l’equivalente italiano del noleggio con conducente. È così popolare, dato che vivendo a Buenos Aires si può tranquillamente rinunciare all’automobile, che ogni pochi isolati ce ne è uno e sono attivi 24/7. In genere ogni remisería ha almeno 2 auto e 2 conducenti disponibili, a seconda della zona e dell’orario.

È sufficiente telefonare e chiedere di farsi passare a prendere, oppure di presentarsi nel loro ufficio e salire sulla prima auto libera che hanno. La differenza tra un remis e un taxi è che il remis ha una tariffa fissa che viene stabilita in anticipo sulla base dei chilometri e dell’orario (diurno/notturno), indipendentemente dalla durata del tragitto dipendente dal traffico. Inoltre non si può fermare un remis per strada.

I remis sono attività commerciali e come tali ognuno pratica le tariffe che vuole. I taxi invece sono gestiti collettivamente e devono attenersi a un tariffario definito dagli accordi collettivi. In generale, si può dire che i remis siano più economici dei taxi, per cui preferiteli quando potete.

Una volta (anni prima di Uber) ho preso un remis con un autista che conoscevo e mi ha chiesto, per favore, di sedermi davanti con lui. Credo fosse per un fatto di sicurezza visto che andavamo in autostrada verso l’aeroporto in orario notturno e non voleva sembrassi una turista con bagagli e soldi addosso. Aveva paura dei chorros, i ladri che assaltano per strada.

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Motochorros in azione

 

Ma i tassisti che devono acquistare la licenza e pagare le tasse, sono davvero più professionali dei conducenti di Uber? Leggendo i blog dei turisti a Buenos Aires sento sempre di come i tassisti hanno cercato di farsi pagare delle oscenità per tragitti anche minimi, cercando di approfittarsi del turista straniero e disorientato che non parla la lingua. O di come hanno rubato una banconota da 100 pesos vera affibbiandone una falsa al passeggero restituendogliela dicendo che non avevano il resto.

Devo ammettere che a volte i conducenti dei taxi o dei remis non si presentano a prenderti  e tu resti ad aspettarli come uno stupido. È una gran seccatura e poco professionale. A me è capitato solo una volta, dopo un piccolo intervento chirurgico e vi assicuro che non è stato piacevole scoprire che il remis mi aveva dato buca e non si era neanche sognato di avvisare.

Vi consiglio sempre di verificare che il tassista abbia fatto partire il tassametro quando siete saliti a bordo e che la tariffa di partenza (bajada de bandera) corrisponda a quella indicata sul listino prezzi, che dovrebbe essere sempre esposto, insieme ai dati del titolare della licenza e dei conducenti autorizzati. Altrimenti rischiate che, una volta arrivati a destinazione, vi spari una cifra a caso e voi non la possiate contestare (però se avete coraggio potete mettervi a discutere, uscire e andarvene senza pagare – sempre che non abbiate bagagli al seguito).

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I miei conoscenti statunitensi aspettavano con ansia l’arrivo di Uber, essendo un servizio molto popolare negli USA dove prendere il taxi costa molto più che a Buenos Aires. Certo, se una corsa che costa 10 euro la puoi pagare 6, scegli quella da 6, anche se dieci euro è comunque poco rispetto ai 30 euro che pagheresti in un’altra capitale americana o europea.

Inoltre credo di aver capito che parte della popolarità di Uber in Argentina sia dovuta al fatto che è gestita tramite un’app con l’interfaccia disponibile anche in inglese, per cui gli stranieri che non masticano molto lo spagnolo possono ordinare un taxi agevolmente.

E dire che esiste un’app per chiamare i taxi a Buenos Aires, si chiama Easy App. Non so dire se funzioni, ma di sicuro non è economica come Uber.

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Uber sta facendo una campagna di marketing molto aggressiva: io mi sono registrata e ho scaricato l’applicazione. Continuo a ricevere offerte di sconti sempre maggiori sulle prime corse con Uber. Non ho mai utilizzato il servizio perché temo per la mia sicurezza. Il mio ragionamento è semplice: se i tassisti con licenza sono dei farabutti, figuriamoci quelli senza licenza.

Eppure ho utilizzato AirBnB in passato, che è l’Uber degli alberghi, per certi versi. Il tema della sharing economy è sempre più attuale perché sta arrivando a interessare sempre più ambiti delle nostre vite. Per un lato ha evitato di subire passivamente i prezzi imposti dalle grandi catene o dai sindacati quando fanno cartello, dall’altro ha ridotto le barriere all’ingresso sul mercato.

È concorrenza sleale?

Se il proprietario dell’AirBnB paga le tasse sui ricavi e il conducente di Uber anche, sono davvero fuorilegge? Perché serve una licenza per guidare i taxi, quando ci sono i remis che fanno lo stesso lavoro e senza licenza? Serve davvero una tassa sul turismo? Oppure i servizi della sharing economy rispondono alle esigenze di un segmento di mercato differente?

Quali servizi di sharing economy esistono nel vostro paese? Quali avete utilizzato in giro per il mondo? E cosa ne pensate / come vi sentite a utilizzarli?

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