Entrevista a Roberto

Ti presento ai nostri lettori: sei argentino di famiglia italiana e terminati gli studi ti sei trasferito in Italia da solo. Dopo oltre un decennio in Italia, ti senti ancora argentino o ti senti italiano? La tua risposta è cambiata con gli anni?

Ciao a tutti, mi chiamo Roberto. È proprio così, a 25 anni decisi di venire a farmi un giro in Italia per conoscerla e conoscere i miei parenti lontani, la girai da sud a nord, da un parente all’altro, e avendo appurato che mi poteva piacere, mollai il mio posto fisso in una multinazionale e mi trasferii a Milano nel lontano 2003. Lì non avevo nessun appoggio ma potevo provare a farmi da solo, questa era la mia sfida. Partii volendo dimenticare lo spagnolo da quanto ce l’avevo con l’Argentina. Bisogna precisare che la superficie dell’Argentina è poco più di 9 volte quella italiana, la mia esperienza è, più che altro, come argentino della capitale. Fatta parentesi, per risponderti, bisogna dire che non esiste solo l’essere italiano, di italiani tipici ce ne sono tanti, di fatti l’Italia è rattoppata da regioni che poco avevano in comune, la lingua ufficiale è l’italiano ma tutte le regioni e i paesi mantengono tuttora il loro dialetto, che a volte può essere capibile per chi sa solo l’italiano ma tante volte proprio no. Questa cosa dei dialetti non esiste in Argentina, se proprio, ci sono accenti. A parte questo però non è lo stesso un porteño che una persona “dell’interior” ci sono caratteristiche culturali molto diverse. La mentalità e la personalità del sud e del nord d’Italia sono parecchio diverse tra di loro in linea di massima. L’Italia è divisa in diverse regioni, ciascuna con le sue caratteristiche, gastronomiche, climatiche, ma soprattutto culturali. Quando me ne andai, non mi sentivo Argentino, per tutto ciò che non funziona in argentina, la mentalità qualunquista, semplicista, quella del “chi frega di più è più figo”, l’essere approssimativi, insomma “l’atado con alambre” tipico argentino. Dopo diversi anni al nord, e sottolineo al nord d’Italia, non mi sento Italiano (del nord), per certi versi invece mi sento argentino. Quindi la mia risposta è cambiata negli anni.

 

Gli italo-argentini che ho incontrato sembrano avere sempre un mito dell’Italia come se fosse la terra promessa, ricca di possibilità, risorse e benessere. Come è stato il tuo impatto con l’Italia? Era come te l’aspettavi?

Per fortuna mia, prima di venire in Italia ho studiato l’italiano e prima di trasferirmici l’ho girata per un mese circa, quindi tutto sommato mi aspettavo quello che ho trovato. Un paese che aveva un alto tenore di vita in linea di massima paragonato con la “capital”, anche se non era oro tutto quello che luccicava. Nel frattempo però man mano la situazione è sempre cambiata in peggio, lavorativamente parlando ma non solo, anche dal punto di vista di furti e degrado. Oggi la gioventù non ha speranze, la precarietà è all’ordine del giorno, campare la giornata, il mese, l’anno è il futuro prossimo. Chi può se ne va, chi resta è troppo legato o non ha alternative. Restare non è semplice, andarsene nemmeno.

Purtroppo devo dire che molti argentini sono molto approssimativi quando parlano dell’Italia, credono che per via del fatto che sono di origine italiana, sono italiani automaticamente e sanno tutto dell’Italia, questo è vero forse dal punto di vista anagrafico. La realtà è che gli argentini di origine italiana: dell’Italia e della cultura italiana sanno ben poco se non per sentito dire dai nonni, una realtà raccontata che però è sparita anni fa, un racconto frutto soprattutto della nostalgia dei nonni emigrati e di una realtà dalla quale si poteva quasi solo migliorare.

 

L’Italia è cambiata molto negli ultimi 10 anni, secondo te, sia in quanto a società che mondo del lavoro?

Mi sono anticipato a questa tua domanda, in parte ti ho risposto prima. È cambiata soprattutto lavorativamente parlando. Come società, credo che ciò che è cambiato è il fatto che c’è stata un’ondata di giovani che hanno provato cosa vuol dire emigrare, alcuni sono tornati e vedono le cose sicuramente da un altro punto di vista. Com’è cambiata la società c’entra molto con i problemi lavorativi a mio modo di vedere.

 

Ogni tanto torni in Argentina? Come ti sembra? Che effetto ti fa tornare?

I primi anni tornavo una volta all’anno, dopo qualche anno ogni due per arrivare poi a non tornare per quasi quattro anni di fila. Sono tornato due volte negli ultimi due anni e devo dire che noto la capitale cambiata in meglio, ho visto infrastrutture che prima non c’erano, ho visto più ordine, più pulizia, più polizia e controlli. Insomma, per me è migliorata. Purtroppo gli argentini abbiamo questo amore odio, on/off, tutto o nulla, abbiamo un bipolarismo intrinseco nel nostro ADN. La società è diventata PRO e CONTRO. Non esiste una via di mezzo. Questo mi dispiace tanto. Per certi versi mi fa rabbia tornare e vedere che la gente non vuole accettare la realtà, è contenta con “futbol para todos” e “luce quasi gratis” come quando era contenta con “el uno a uno”, poco importa che si tratti di  un’utopia, insostenibile nel lungo termine. Sono contenti quando gli regalano le cose, poi arriva chi stringe la cinghia e automaticamente quello lì è una “basura”. Senza animi di offendere nessuno, io ormai non credo a nessun partito politico. Nessuno è libero di peccati, tanto meno i politici, ma non sono ostinato al punto tale di non vedere la realtà. È logico che i servizi si paghino e non è logico che lo stato paghi i diritti per dare “futbol” gratis alla gente.

Quali sono gli aspetti che più apprezzi della tua vita in Italia?

Dell’Italia mi piace che ha tante culture diverse, ti sposti un attimo e trovi tante cose da scoprire. Ho imparato ad apprezzare il cibo, la cultura del cibo che per certi versi manca da noi. Mi piace che comunque sia, al nord almeno, le cose funzionano, c’è un certo livello di sicurezza, puoi girare con il cellulare senza pensare che te lo ruberanno.

 

Cosa non ti piace dell’Italia?

Non dell’italia, ma di dove mi trovo, e direi che sono caratteristiche che si trovano al nord soprattutto e nei piccoli paesi di montagna. Non mi piace il clima, qui fa freddo 6/7 mesi all’anno. Vuol dire che il riscaldamento gira tutti questi mesi, potrei girarti una foto per fare capire cosa vuol dire, anzi te la giro. Per chi non è abituato al freddo, potrebbe incappare nell’errore di credere che perché hai le possibilità economiche, vivere in un clima freddo non abbia importanza. Non è proprio così. Quando fa freddo, anche se riscaldi senti freddo, perché il caldo va in su. Il pavimento è freddo a meno che tu non abbia riscaldamento a pavimento, le cose che tocchi sono fredde. Se sei davanti alla tastiera ti si ghiacciano le mani. Guardi la tv e ti devi mettere la copertina perché senti freddo, poi il freddo ti porta a restare a casa, di solito si esce poco, almeno per me è così che non amo il freddo né la neve o le montagne. Poi qui quando non fa freddo, arriva il vento e dopo la pioggia a volte è coperto o piove per tre settimane di fila. Il sole dura pochissimo d’inverno, parti per il lavoro che è buio, esci dal lavoro che è buio. Sembra che non è mai stato giorno. Se inoltre sei tra le montagne in valle, allora il sole è un optional.

Questo a lungo andare influisce sull’umore, è dimostrato scientificamente che il sole produce la serotonina, l’ormone della “felicità”.

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I consumi di gas per il riscaldamento in Italia

Cosa ti manca dell’Argentina?

Mi manca la famiglia, mi mancano gli amici, la “joda” che qui non esiste, mi manca la spensieratezza dell’argentino medio, uscire scherzare e ridere tra amici anche tra sconosciuti, non ti venga mai in mente di scherzare con uno sconosciuto qui ti guardano male. Mi manca la vita sociale che qui si limita a qualche aperitivo ogni tanto nei bar. Mi manca il caldo, qui fa freeeddooo.

Come vedi il tuo futuro in Italia?

Il futuro in Italia è abbastanza cupo, purtroppo il lavoro non c’è più, ti tocca accettare qualsiasi condizione pur di lavorare. C’è gente che è costretta a cambiare città per avere un lavoro. Le casse dell’inps sono vuote per via delle furbate fatte negli anni passati. Baby pensionati, fusione inps/indpap hanno affossato la futura pensione dell’italiano moderno. Credo che l’italia ha tante ricchezze, di diverso tipo, gastronomiche, culturali, storiche, di persone capaci. Confido in questo per un futuro migliore, spero possa bastare… Per quanto mi riguarda, credo che il mio futuro, se dovessi rimanere qui si prospetta stabile, continuerò ad avere il mio stesso lavoro se sono “fortunato” e potrò accontentarmi di stare tranquillo senza paura dei furti, con una vita sociale pari a 0 e rinchiuso in casa 7 mesi all’anno. Non mi sento più di qui, in realtà non mi sono mai sentito di qui nonostante parli il dialetto, credo che in un futuro non molto lontano non sarò qui, forse in Argentina forse no. non lo so.

Che consiglio daresti a un argentino che vuole conoscere l’Italia vera di oggi?

Se parliamo di conoscere e basta è un conto se parliamo invece di trasferirsi è un altro. Comunque sia credo che per conoscere l’italia di oggi niente di meglio che farsi un giro,  parlare con la gente. Guardare i telegiornali. Se vuoi trasferiti sappi che c’è una differenza abissale tra sud e nord, che è meglio sapere la lingua prima e che nessuno ti aspetterà a braccia aperte.

 

E che consiglio daresti al te stesso di una decina d’anni fa che stava decidendo se emigrare in Italia?

Gli direi che la vita è una sola che passa in fretta, che la salute non ci sarà sempre, che indietro rimane la famiglia, la cultura, le radici, che forse prima di cercare ostinatamente un porto fisso dove ormeggiare forse sarebbe il caso di capire se l’ancora non è troppo grande e pesante perché dopo lanciata e con gli anni farà tanta fatica poi se volesse ripartire ormai con meno forze e da più vecchio.

2 pensieri su “Entrevista a Roberto

  1. Ciao Roberto! Ho letto l’intervista tutta d’un fiato quindi spero di non essermi persa qualche pezzo dato mi è venuta in mente una domanda di getto. Volevo chiederti se pensi mai di tornare a vivere in Argentina e perché. =)

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  2. Hola Annalisa 🙂 Ti dirò che non ho mai pensato a tornare se non negli ultimi due anni direi, il fatto di non essere riuscito a creare la mia propria famiglia, il non essere riuscito a legare con amici o persone nel modo in cui mi piacerebbe, aggiungi un clima triste e cupo ed il gioco è fatto. Quindi, rispondendo alla tua domanda, tornerei per la famiglia, per gli amici, per la vita sociale che si fa e perché non reggo più 7 mesi di freddo all’anno, il clima di buenos aires non è perfetto ma lo preferisco, a buenos aires direi che dicembre e gennaio si crepa di caldo, poi va meglio, nonostante questo lo preferisco 😉

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