Non ti credo

Non ti credo, un post-appello agli altri expat-blogger.


Quando ho comunicato che mi sarei trasferita oltre-oceano, dopo il primo momento di eccitazione generale, alcuni amici hanno cominciato a chiedermi ma cosa vai a fare lì?!, resta qui con noi, qui ci sono la tua famiglia e i tuoi amici,…

Dopo il mio trasferimento, questo comportamento ha preso un’altra piega, un po’ più seria. Premessa: uso abbastanza assiduamente Facebook, anche per tranquillizzare la mia famiglia: amici e parenti leggono gli stessi post.

Una delle persone di cui all’inizio, per qualche strano motivo, si è convinta che i miei post nascondano qualcosa/non siano attendibili: oracolo di paese, non ha mancato di spettegolarlo dare la propria versione fuori da Facebook, incurante dell’effetto delle sue parole sulla mia famiglia.

Sicura che si trattasse di un fraintendimento – perché mai dovrebbe andare in giro a dire che sto male, quando in realtà io me la passo bene?! – ho lasciato correre e mi sono impegnata a tranquillizzare i parenti che sto bene e sono felice, cosa peraltro abbastanza difficile quando devi farlo in webcam e la premessa è “lei fa vedere di stare bene ma in realtà sta male, te lo dice un amico”.

Dopo aver tranquillizzato Madre, terrorizzata e insonne da due giorni che mi diceva su Skype, in lacrime, “So che magari ci sono cose che a me non dici perché preferisci parlarne con gli amici, però sappi che puoi tornare quando vuoi e se hai bisogno di soldi per il biglietto, ti posso aiutare io“, questa persona è anche venuta a trovarmi in Argentina.

Ero felice di vederla perché tutto sommato è una persona con cui sono cresciuta, abbiamo condiviso molti momenti d’infanzia insieme e mi ha sempre aiutato quando ho avuto bisogno. Come già detto, ero sicura ci fosse stata una incomprensione di comunicazione e niente di più. Ho pensato che venendo a Buenos Aires avrebbero potuto vedere con mano dove vivevo e come stavo, fugando ogni dubbio circa il mio supposto malessere.

Non sono sicura di esserci riuscita, perché mentre da una parte mi scrive che “nel mio piccolo sono felice”, poi telefona a mia madre per sapere quando torno e se torno, oltre a chiedermelo ogni settimana in privato. E così ho realizzato che per questa persona io non mi sono trasferita, sto solo facendo una luuuunga vacanza.

Chi vive su un altro fuso orario sa benissimo che una telefonata nel cuore della notte vuol dire solo una cosa: cattive notizie da casa, per cui si prende uno spavento della madonna a sentire suonare il telefono alle 4 del mattino. Questa mattina, per la seconda volta nel giro di un mese, mi ha telefonato all’alba per fare due chiacchiere, incurante del fuso orario (erano le 4). Non ho risposto, ho spento il telefono e perché era già capitato che chiamasse all’alba “per sbaglio”.

Tre ore dopo, quando mi sono svegliata, le ho scritto per sapere se fosse successo qualcosa visto che mi ha chiamato alle 4 del mattino. Questa persona prima ha risposto “Ah scusa, ero convinta da te fosse già mezzogiorno“, scivolando poi in un comportamento passivo-aggressivo da manuale, aggiungendo “Non ti chiamerò più” e seguito dopo qualche minuto da un altro messaggio “Ma hai visto la chiamata solo ora?!” e concludendo con “Scusa farò più attenzione“.

Sono abbastanza combattuta sul da farsi perché in queste situazioni bisogna sempre considerare i limiti mentali e culturali delle persone, tuttavia, comincia a darmi fastidio l’atteggiamento di questa persona che mi suona come non ci credo che ti sei trasferita per sempre / non ci credo ai tuoi post / non ci credo che sei felice. 

È capitato anche a voi?


Nella foto principale: il monte Fitz Roy in Patagonia

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2 pensieri su “Non ti credo

  1. Hai ragione, bisogna sempre tenere presente i limiti generali di una persona. Certo è che io ad una risposta del tipo “credevo da te fosse mezzogiorno” faccio fatica a credere. O meglio, da mia zia di 92 anni me lo posso aspettare, ma da altri no. Non so, vista da fuori (quindi con tutti i limiti del caso) sembra esserci della malizia e questo non è mai un bene…

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    1. Faccio fatica anche io perché tre mesi fa era qui a casa mia, con fuso orario e tutto. Ricordo bene che aveva chiamato la famiglia in Italia con annessa telefonata “allora come va? Che ore sono da te? Le due? Ah qui sono le dieci, prima erano le nove e poi saranno le undici… Ma pensa!” 😉

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