Ricchi si nasce

Durante le ultime due settimane sono stata spesso a vedere le gare sportive dei Giochi Olimpici giovanili che si concludono oggi. (Qui qualche foto mia.)

I Giochi sono stati organizzati perfettamente, in modo efficiente. I siti scelti per ospitare le gare erano di dimensioni adeguate, il personale era cortese. Le strutture erano moderne e nuovissime. Mi sono sorpresa di vedere un evento di questa qualità a Buenos Aires, dove le cose sono solitamente vecchie e malandate già quando le inaugurano. La app sviluppata per i Giochi era molto carina e ben funzionante, con calendari personalizzati, quiz e informazioni su ciascuna disciplina, nonché la scheda di ogni partecipante.

È andato tutto bene a parte un funzionario del Comitato Olimpico che è morto di cuore,  la torcia olimpica che si è spenta e il pelouche della mascotte invendibile perché non bollato dall’agenzia doganale. Sui giornali non ho letto notizie di furti né di violenze.

Allora Buenos Aires è davvero una capitale mondiale? A volte sì. Scherzando, mi riferisco spesso a Buenos Aires come a una città europea invasa di sudamericani. Da una parte l’eredità europea, i palazzi eleganti, l’arte, la cultura, la bellezza, il lusso, voler competere con i Paesi avanzati. Dall’altra l’arretratezza culturale, l’arrangiarsi, la pigrizia, lo spreco, l’ignoranza, chiudersi nel Sud America e proclamare l’autosufficienza e l’indipendenza dal resto del mondo.

Questa è la vera grieta dell’Argentina. Una frattura che si riflette e ripercuote in tutti gli ambiti della vita: dall’educazione al lavoro alla cultura.


Le riflessioni che faccio osservando questa dicotomia sono parecchie: è colpa dell’estrazione sociale? È dovuto al colore della pelle? Si tratta semplicemente del fatto che chi nasce povero, muore povero? Sono gli strascichi del colonialismo? Si può cambiare?

Ai giochi olimpici c’erano i bidoni importati dalla Germania. Mi sono chiesta come fosse possibile, considerato che qui importare qualcosa ha costi enormi. Probabilmente ogni Paese ha contribuito a qualcosa e avranno fatto un’eccezione, mi sono detta. Ieri i giornali argentini scrivevano che non è stato possibile vendere il pelouche della mascotte dell’evento, il ghepardo Pandi, perché l’importatore ha sbagliato a classificare la merce nella pratica di importazione: l’unico modo per sdoganarlo è stato classificarlo come prodotto non destinato alla vendita.  Dall’organizzazione hanno detto che i pupazzetti erano comunque previsti solo come omaggio agli atleti e alle loro famiglie, ma i giornalisti scrivevano che nei negozi di merchandising era inizialmente elencato come in vendita e che il pelouche delle mascotte è sempre il prodotto più venduto ai giochi olimpici. E a 1500 pesos per pelouche (circa 40 dollari), scommetto che l’importatore si sta mangiando le mani.


Gli atletini avevano le divise ufficiali dei loro Paesi, disegnate dagli stilisti locali: per la Francia, Lacoste, per l’Italia, Emporio Armani, e via dicendo. Ma oltre la qualità della divisa, ho osservato anche l’entourage di genitori e accompagnatori di ciascuna rappresentanza sportiva: come erano vestiti? come erano fisicamente?

In alcuni casi si poteva leggere il benessere di ciascuna nazione da come erano le delegazioni. Ma se domani, all’improvviso, qui fosse come l’Europa, con gli stessi prodotti, lo stesso potere d’acquisto e lo stesso benessere, gli argentini continuerebbero a vivere uguale? Secondo me sì. È un fatto di mentalità. Qui la gente veste male e mangia male non per mancanza di soldi (ovviamente ci sono anche gli indigenti).

Qui è perfettamente accettabile un rubinetto che perde, una finestra che non chiude o una maglietta bucata e mangiare cibo spazzatura tutti i giorni: non è che la gente non abbia soldi per ripararli/sostituirli, è che non ne vede il punto. Anni fa scrivevo che qui d’italiano c’è ben poco e oggi mi sento di aggiungere “e anche di europeo, oramai“.

Magari è proprio questa assenza di spinta a vivere meglio che riesce a mantenere felici gli argentini con poco e che invece genera molta frustrazione negli italiani. Il segreto della felicità è essere felici con quello che si ha.

5 pensieri su “Ricchi si nasce

  1. Articolo bellissmo, e come ti ho scritto ormai allo sfinimento nei vari commenti, loro sono cosi.
    E da un lato è invidiabile, vivono meglio di noi, nonostante molti più problemi di noi.

    Ormai noi “”””avanzati””” non ci divertiamo più con nulla, c’è poco da fare, e non vedo piu via d’ uscita, perchè i giovani mi sembrano peggio e davvero effimeri.

    Solo social e apparenza, boh,. Vedremo…

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  2. Ti leggo a pezzi, saltando qua e là nell’archivio del blog.
    Questo articolo mi piace.
    Mi piace come sei stata capace di passare dallo specifico di un evento così ben organizzato da “non sembrare argentino” (metto le virgolette perché sto usando un’espressione sintetica per un significato complesso) al generale di cosa dell’Argentina spiazza noi adottivi, expat, passanti, frequentatori.
    Mi va di ringraziarti, perché nella lucidità di queste tue considerazioni mi specchio.
    Mi conforta leggere che le mie sensazioni non sono mio pregiudizio o mia limitazione, ma condivise da altri. Ho ragioni forti, per sentirmi confortato 🙂

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