Yendo a la mierda

Procediamo in quarantena fino al 10 maggio.

I casi sono tra i cinquanta e i centocinquanta al giorno, a seconda di quanti test eseguono. La trasparenza è poca e il livello giornalistico già infimo non aiuta a cercare di carpire qualche informazione in più. Sul sito del Ministero della Salute ogni giorno vengono pubblicati due bollettini con gli aggiornamenti. Indicano il numero di infetti, di morti, in che province (qui equivalenti alle nostre regioni) si sono verificati, sesso ed età.

La parte più importante è quella relativa al tipo di contagio, se importato (ossia se la persona ha viaggiato all’estero di recente e ha contratto il virus all’estero o durante il viaggio), se trasmissione diretta (persone a stretto contatto con un caso importato, come amici e familiari) o se trasmissione comunitaria, ossia non riconducibile ai primi due.

L’Argentina ha 24 province, più la Capital Federal. Per non farci mancare niente, ad un certo punto hanno cominciato ad aggiungere al conteggio relativo alla provincia Tierra del Fuego anche i casi di covid-19 nelle Falklands. Chiarisco che sulle Falklands non vivono cittadini argentini, né ci sono autorità sanitarie argentine, né vi è un accordo di mutua assistenza sanitaria in questa emergenza. I casi di covid-19 più gravi vengono spediti via aerea nel Regno Unito. Qui di seguito la glossa che hanno aggiunto sul bollettino ufficiale da qualche settimana:

***Se incluyen 13 casos existentes en las Islas Malvinas según información de prensa (debido a la ocupación ilegal del Reino Unido, Gran Bretaña e Irlanda del Norte no es posible contar con información propia sobre el impacto del COVID -19 en esa parte del territorio argentino).

Ne è seguita la solita polemica: gli abitanti delle Falklands chiedono di essere lasciati in pace e gli argentini cercano zizzania.

El gobierno argentino literalmente no tiene vergüenza al usar una horrible tragedia global para hacer de ella un punto político”, aseguró Lisa Watson , editora del diario Penguin News , único medio gráfico que circula todos los viernes en las islas Malvinas . Y agregó: “Déjennos en paz en nuestro pequeño y frío rincón”.

https://www.lanacion.com.ar/politica/coronavirus-argentina-dejennos-paz-nuestro-frio-rincon-nid2354185

C’è stato un aumento di casi di trasmissione comunitaria nelle villas, ossia le nostre favelas, che è quello che più si teme. Le condizioni precarie delle abitazioni, il sovraffollamento, l’impossibilità di isolarsi e la necessità di muoversi per procurarsi da mangiare sono fattori negativi nel mezzo della pandemia, a cui si sommano i problemi politico-sociali legati a qualsiasi forma di contenimento dei villeros. Attualmente, il 10% dei casi di trasmissione comunitaria a Buenos Aires Capitale e nei dintorni avviene nelle villas o in abitazioni precarie.

A parte questo, i numeri sono ancora molto modesti e forse ce l’abbiamo fatta ad appianare la curva. Il picco di contagi, inizialmente previsto per metà maggio, è ora proiettato per metà giugno.

Da qualche giorno, il governo ha deciso di concedere delle passeggiate ricreative nei 500 metri di raggio dalla propria abitazione, ma nelle grandi città i Governatori hanno imposto misure restrittive e non è cambiato niente: si esce solo per comprare cibo o andare in farmacia, oppure per necessità. Ciononostante, complice le giornate di sole e le temperature oltre i 20 gradi, c’è sempre più gente in giro.

Ieri diversi vicini avevano ospiti per l’asado e persino La Nación ha scoperto l’acqua calda: che in realtà la quarantena degli argentini è molto flessibile e le persone fanno “patti” per avere una qualche frequentazione dentro un circolo sociale chiuso. Ossia, vanno a casa degli amici, ma sempre gli stessi e come unica trasgressione.

Ieri qui intorno c’erano vari asado con invitati, cumbia e canti.


A inizio aprile c’è stato un cacerolazo per chiedere ai parlamentari di ridursi temporaneamente lo stipendio, sulla scia dell’esempio di altri Paesi. Solitamente si scende con padellame a fare casino in un corteo per strada, ma date le circostanze è stato fatto dai balconi. L’altro ieri il Senato ha disposto l’aumento dello stipendio per il personale del Senato che lavorerà durante la quarantena.

Ma il cacerolazo di cui volevo parlavi è quello del 30 aprile contro la scarcerazione dei detenuti: sempre per via del covid-19, in Argentina si è deciso (chi ha deciso? non si sa… dopo capirete) che i detenuti a rischio dovessero essere temporaneamente messi ai domiciliari poiché nelle carceri sovraffollate non gli si poteva garantire l’isolamento gli uni dagli altri. Sulla carta, tutto perfetto: cavigliera con GPS, nella pratica: tutti liberi.

Pare che tutto sia cominciato con un motín (sommossa) nel carcere di Devoto. A condurre e negoziazioni (!) con il governo si è offerto un pluriomicida e alla fine ha firmato lui l’accordo.

Dopo il motín di Devoto, anche altre strutture carcerarie sono insorte e quindi la “liberazione” ha interessato più carceri, per un totale di oltre duemila beneficiari, tra anziani, malati di HIV, malati di diabete, donne incinte, cardiopatici ecc. di cui 800 solo a Buenos Aires capitale. Chi resta dentro, ha diritto a usare Whatsapp “per comunicare con la famiglia”.

Inutile dire che le cose non sono andate bene: un condannato per violenza famigliare, appena uscito è andato a uccidere la moglie. Inseguito dalla polizia, durante la fuga ha causato un incidente stradale in cui per fortuna l’altra persona non è morta. Lui invece è morto d’infarto.

Nessuna notizia sull’impresario che scontava una pena per abusi sessuali sui propri figli a cui sono stati concessi i domiciliari, ma il caso non è passato inosservato.

L’altro giorno, la prima pagina della Nación era costellata di esempi di detenuti “liberati” e subito recidivi nelle prime 24 ore di “libertà”. Invece su Página 12, testata K, neanche si parla del cacerolazo del 30 aprile contro le scarcerazioni, e ovviamente neanche ci sono articoli sui crimini commessi appena riacquisita la “libertà”. (Le virgolette sono perché in teoria queste persone non sono state liberate/assolte ma messe ai domiciliari).

Dal governo, nessun commento. Anzi. Ribadiscono che improvvisamente la separazione tra potere esecutivo e giudiziario è nettissima (invece qualche anno fa erano “i giudici di Macri” a mettere dietro le sbarre), e relegano le scarcerazioni alle decisioni di “alcuni giudici macristi che vogliono seminare zizzania contro il governo attuale“.

Ma vari sindaci sanno che i “liberati” sono anche criminali pericolosi, tra cui stupratori e narcotrafficanti. La gente è arrabbiata e io penso al piano C: la fuga.

Fuga che non potrà avvenire prima di settembre perché l’Argentina ha vietato la vendita di biglietti aerei prima del 1° settembre. La misura è stata presa per evitare che le compagnie aeree vendessero biglietti per voli non ancora autorizzati e innescare una catena di disdette, richieste di rimborsi, ritardi nell’erogazione degli stessi e conseguenti denunce all’associazione per la difesa dei consumatori. Comprensibile, ma recepita con angoscia (specie da me, che non vedo l’ora di fuggire da questa gabbia di matti) e facendo alzare più di un sopracciglio anche fuori dall’Argentina: il VP della IATA per le Americhe ha detto che probabilmente molte compagnie aeree non torneranno a volare in Argentina dopo questa mossa.

Mossa che non è stata consultata con la IATA, né per la quale è stata fornita un valida spiegazione o un punto di contatto locale, e che ha lasciato molte compagnie a secco di liquidità in un momento così difficile. La mancanza di sapersi interfacciare con il mondo, rispettando le regole delle negoziazioni internazionali, continua a essere il fil rouge dei governi kirchneristi.


Non posso concludere questo aggiornamento senza spendere due parole sul cambio. Eggià, perché nel mezzo della pandemia c’è anche il nostro default (stavolta “tecnico”), il secondo con Cristina, e anche la svalutazione del peso argentino con un divario tra i cambio ufficiale e quello “informale” o “parallelo” che ha raggiunto vette esclusive: quasi il doppio.

Il cambio ufficiale è 69 e quello informale è 120. La situazione è così grave che persino le cuevas, le case di cambio informali, chiuse per il coronavirus, hanno cominciato a fare il delivery.

Un pensiero su “Yendo a la mierda

  1. Welcome to the jungle. Niente di nuovo all’orizzonte. L’argentina e gli argentini non si smentiscono mai. Sono persone socievoli e simpatiche, ma di regole non ne vogliono sapere, la corruzione la maman de chiquitos.

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