Davanti alle quinte si sta molto meglio

Negli anni, sono passata dal desiderio di voler essere “dentro” a qualsiasi potenziale situazione (principalmente con un ruolo direttivo) all’apprezzamento del mio ruolo di spettatrice nel 99% dei casi.

Mi spiego meglio: quante volte vi sarà pensato di fantasticare quanto sarebbe figo fare un certo lavoro?

Che so io… il PR in discoteca, l’attore bello ma stupido, il sindaco machiavellico, il professore intellettuale vero come non ce ne sono più, il chirurgo che fa miracoli, l’agricoltore che vive in campagna ma è un imprenditore, l’esperto inviato in tutto il mondo, il supermegadirettoregalattico, il linguista, l’organizzatore di eventi, il wedding planner, l’agente di viaggio, il pasticcere, il veterinario salvanimali, lo sportivo che con abnegazione si allena una vita e non è nessuno finché vince, il genio informatico che può tutto, l’artista travagliato ma poi riconosciuto (in vita).

A me capitava moltissimo. Pensavo mi ci sarebbero volute le 7 vite dei gatti e anche qualcuna extra per poterci fare stare tutto. Poi invece ho realizzato che il pubblico, la gente non del mestiere, vede sempre e solo la parte bella dell’operato altrui.

Magari avete pensato: mollo il lavoro in ufficio e vado a fare l’animatore in un villaggio alle Maldive e vaffanculotutto! Ma quanto si spaccherà la schiena l’animatore? Voi lo vedete abbronzato, muscoloso, carino per qualche ora durante la vostra settimana di vacanza. Magari il poveretto comincia alle 6 del mattino dando una mano a preparare la vostra colazione, e organizza balletti uguali sui soliti 3 tormentoni dell’estate che sentirà fino alla nevrosi, mentre racconta alle signore che sono giovane o alle giovani che sono irresistibili. E quando alla sera voi tutti brilli tornate nella vostra camera, lui è lì che smonta luci e casse.

Oppure pensate al chirurgo, che nell’immaginario televisivo è una specie di scienziato dalle mani miracolose, nonché incredibilmente sexy e sensibile, che rimorchia in ogni reparto il cui pavimento calpesta. Invece è uno che per anni ha sgobbato sui libri, ma vi assicuro che ormai non ricorda più neanche le combinazioni degli amminoacidi nel DNA. Passa la sua giornata tra pile di scartoffie, e poi va a tagliuzzare le gente. Avete mai pensato agli odori che si possono respirare in sala operatoria? No, non a quello del disinfettante. L’odore della pelle cauterizzata. E poi la sera uscire a cena e mangiare carne.

O il linguista che non si godrà mai il libro che ha tradotto perché lui lo ha dissezionato, analizzato, riscritto e rigirato frase per frase. Dove sta il piacere della lettura? La sorpresa capitolo per capitolo? La trama avvincente, se in realtà la leggi alla moviola e la riscrivi più volte tu dell’autore? Pensate che strazio a non poter leggere un libro senza doversi preoccupare di conoscere il significato di tutte-le-singole-parole e di dover pure trovare un equivalente nella tua lingua, rispettando il registro, il tono, la nuance, l’intonazione del personaggio. Uno strazio.

O ancora il professore, che magari ha passato quattro-cinque anni di università a diventare scemo a scomporre funzioni, memorizzare derivate e integrali, imparare a memoria la dimostrazione di teoremi, i corollari, i postulati. Poi lo mandano a fare frazioni a una prima superiore. E non può che peggiorare, perché i fanciulli di prima superiore diventeranno degli indemoniati in calore ora che arrivano alla quinta. Così per 40 anni. Ditemi se non vi viene un esaurimento solo a pensarci.

E mi sento anche di spendere due parole per il megadirettoregalattico, che sarà sempre nel mirino, che non potrà mai avere un collega amico, né sbottonarsi a confidenze, non potrà parlare delle vacanze come tutti, non gli sarà neanche consentita una battutaccia perché lui è il direttore e tutto ciò che dirà potrà essere usata contro di lui.

L’agricoltore che a noi sembra un imprenditore della natura si sveglia alle 4 del mattino e passa le sue giornate sotto il sole, o a spalare le feci di animali. Probabilmente anche a ucciderli. O inalando pesticidi. Natale e Capodanno includo. E quando vuole andare in vacanza non può chiamare il pet-sitter.

Pensiamo anche agli sportivi, a quelli che quasi quasi ce la facevano a sfondare, nella categoria giovani erano i migliori, poi gli si è sputtanato il ginocchio. E sono rimasti “quelli che da giovani erano una promessa” ma solo al paesello loro.

Apprezzo di essere il cliente, lo spettatore, il pubblico. Di vedere solo il bello delle cose: l’insalata al mercato, l’appendicite tolta, il diploma del liceo, la cena di Natale coi colleghi, le foto della vacanza alle Maldive, le Olimpiadi in TV.

Lasciatemi davanti alle quinte, grazie.

 

 

 

 

 

 

 

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3 pensieri su “Davanti alle quinte si sta molto meglio

  1. Bellissimo quadro, cara Isa. Verissimo: si vorrebbe essere ciò che non si è, salvo poi scoprire che tutto sommato non si stava poi così male. Siamo sempre lì: ci piacerebbe cambiare, tanto per lamentarci un po’e dire che vorremo stare meglio (spesso associando il meglio ad una condizione economica), ma quando poi capita realmente la situazione di cambiamento, si entra in crisi, o perchè non si è pronti oppure perchè si scopre, come bene hai detto tu, che non è tutto oro quel che luccica.
    Ligabue diceva che “chi si accontenta, gode… così così”. Ma a volte il così così non è tanto male…

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